Posted On Maggio 4, 2017 By In Lavoro, Mobbing With 585 Views

Il Counseling aziendale e il benessere sul lavoro: intervista al dott. Cesare Perrotta

Che cos’è il counseling aziendale? Chi sono i destinatari e quali sono gli obiettivi? Il counseling aziendale è un universo conosciuto, esplorato? Per rispondere a questi interrogativi, e ad altri ancora, ci avvaliamo dell’esperienza e della competenza del dott. *Cesare Perrotta, counselor professionista (avanzato) nell’ambito delle relazioni di aiuto e formatore nei campi aziendale e socio-educativo.

Dott. Perrotta, che cos’è il counseling aziendale e quali sono gli obiettivi che si prefigge?

Il counseling è finalizzato alla promozione del benessere e al potenziamento delle risorse della persona, attraverso l’utilizzo di competenze comunicative efficienti ed efficaci. Nell’ambito organizzativo aziendale, utilizzare questo approccio, vuol dire promuovere questo stesso benessere sia degli individui che dell’organizzazione cui appartengono. Un’espressione, tutto sommato breve, che tuttavia racchiude al suo interno la rilevazione e l’avvio di un processo talvolta molto lungo e complesso che comporta azioni diverse nei diversi livelli aziendali. Un processo culturale in cui il cambiamento è promosso dalle persone e anche dalle organizzazioni cui appartengono. Secondo questa visione il counseling, ivi compreso quello aziendale, si occupa non solo di ciò che non va, di quegli aspetti definiti solitamente alla voce “difficoltà”, ma anche delle possibilità di sviluppo (empowerment) e miglioramento del livello delle prestazioni personali e di team.

Quali aziende richiedono la Sua consulenza e qual è la motivazione più ricorrente da queste addotta?

Le richieste, poche in verità (in Calabria è rara la cultura del ben-essere organizzativo e l’attenzione alla persona-lavoratore), spaziano su più fronti: piccole, medie e grandi, con esigenze diverse. Qualsiasi sia il tipo di intervento richiesto, l’agire sul clima aziendale e la qualità delle relazioni interpersonali costituiscono i temi ricorrenti unitamente a quello della motivazione al lavoro. Tra le “aziende”, diversi Istituti scolastici dove, oltre l’aspetto riguardante l’approccio con gli studenti, è forte il bisogno motivazionale degli insegnanti e della riorganizzazione dei saperi in modo funzionale agli studenti di oggi.

Com’è cambiato, dal Suo punto di vista, il concetto di lavoro in questi ultimi anni?

Alla voce “lavoro” oggi si fanno ricadere tutte le possibili attività umane. Un tempo era associato al concetto di “fatica”, il lavoro dei campi esprimeva bene questo concetto. L’industrializzazione prima e l’avvento della tecnologia hanno profondamente cambiato le modalità di esplicazione del lavoro e, a mio avviso, sarebbe opportuno fare dei distinguo tra le diverse forme di lavoro. Ci sono occupazioni che ancora oggi comportano un grande dispendio di energie prevalentemente fisiche, così come altre nelle quali è prevalente l’attività del pensiero. Tra queste, alcune sono ricorrenti, altre meno: sarebbe impensabile poter chiedere ad uno scrittore di scrivere sulla base di scadenze predeterminate. Eppure le case editrici… Ci sono attività estremamente “stressanti” (quella dell’insegnante è una di queste), altre più concilianti nella conciliazione del tempo-lavoro. Eppure il riconoscimento, anche di tipo economico, è ancora disparitario ….

Che rapporto c’è tra l’avvento della tecnologia e la qualità di vita del lavoratore?

Dal mio punto di vista l’avvento della tecnologia ha enormemente semplificato la vita del lavoratore ma, all’atto pratico, per come utilizzata, ha fatto perdere di vista la persona-lavoratore. L’uomo è spinto a produrre per consumare e più consuma (sotto la spinta motivazionale dell’“essere attraverso il consumo”) più è sollecitato a produrre. Un circolo vizioso dal quale non se ne esce se non modificando, intervenendo, su questa idea di lavoro e sulla qualità della vita spesa al lavoro. Parafrasando Lazzati e la sua “Città dell’uomo, a misura d’uomo”, si tratta di strutturare “Aziende a misura d’uomo”. L’esempio di Adriano Olivetti è ancora valido, se solo si vuole ancora sceglierlo.

Secondo la “visione” del counseling aziendale, quale significato assume l’espressione, fin troppo abusata, “la persona al centro”?

Partendo dal concetto e dall’esempio di Olivetti, appena espresso, si tratta di pensare alle organizzazioni aziendali collocando realmente la persona al centro. Porsi la domanda, come l’organizzazione favorisce la promozione del benessere della persona, le relazioni interpersonali, lo sviluppo di nuove professionalità, la conciliazione dei tempi-lavoro, … (la realizzazione delle Life Skill del counseling aziendale) poiché è attraverso questi processi che diventa possibile porsi anche l’altra domanda (nella prassi l’unica oggi attuata), ossia, come la persona-lavoratore riesce a rispondere ai bisogni organizzativi dell’azienda. La persone hanno bisogno di essere supportate e motivate a mobilitare le loro energie come a mettere in gioco le risorse possedute. Un’organizzazione diventa funzionale quando riesce ad assolvere a questi obiettivi. La maggiore produttività ne sarà la conseguenza.

Quali sono gli elementi di un team vincente, capace di favorire relazioni di senso e, pertanto, produttività sotto molteplici punti di vista?

Sono quelli della collaborazione e della cooperazione, sostenuti dai principi di solidarietà e sussidiarietà. Enunciati “semplificativi” di un lavoro a monte, svolto all’interno delle organizzazioni (piccole o grandi che siano), centrato sull’emersione delle risorse di ciascuna persona-lavoratore, sugli stili comunicativi e la capacità di ascolto, nonché sulla gestione dei conflitti attraverso l’acquisizione di uno stile assertivo: non un fatto di tecniche ma, come direbbe Rogers, “un modo di essere”. In un’organizzazione siffatta, ogni team di lavoro risponde alla formula 1+1=3, a tutto beneficio del benessere organizzativo e conseguenzialmente produttivo. Gli altri elementi si rifanno alla definizione di obiettivi chiari e visione comune; di ruoli ben definiti; alle competenze ed alla fiducia reciproca; alla dedizione al lavoro votata all’eccellenza; a un buon flusso comunicativo e relazionale.

I Millenials sono disposti a rinunciare ai loro diritti pur di trovare un lavoro, i riders di Foodora reclamano una giusta retribuzione aprendo uno spaccato su una realtà tutt’altro che innovativa, sotto tanti punti di vista (può essere nuova la forma ma la sostanza non cambia), i dipendenti della Oerlikon Graziano di Bari (più di 400) vengono chiamati ad una “minzione di gruppo”, come la definì Massimo Gramellini. Si può essere felici a lavoro, oppure la felicità è utopia, specie in simili contesti?

Certo che si può essere felici al lavoro. La felicità è uno stato mentale e del corpo, qualcosa che riponiamo in noi stessi e non negli altri o nelle faccende della vita. Anche il contesto lavorativo, divenendo espressione dell’autenticità di ciascuno, consente di sperimentare un senso pieno di benessere e di felicità, innovando e superando la routine che appiattisce, così come gestendo conflitti e istaurando relazioni interpersonali dotate di senso… Parafrasando una frase attribuita a Confucio, “se scegli di divertirti nel lavoro che ami, non lavorerai mai, neanche per un giorno in tutta la tua vita”, se con la parola lavoro intendiamo esprimere un senso di fatica.

Cosa può fare il counseling aziendale per contrastare il mobbing aziendale?

Incoraggiare, sostenere e aiutare le persone ad esprimere autenticamente il loro sentire rispetto a ciò che subiscono, per vincere paure e resistenze interne. Ad affrontare con coraggio le difficoltà, fronteggiando (abilità di coping) le situazioni, prendendo in mano le redini della propria vita, ivi compresa quella lavorativa. L’idea poi di un manager counselor in azienda, mi fa pensare ad una figura capace di far emergere anche situazioni di mobbing o similari, in cui la persona possa riappropriarsi della propria dignità e dare voce ad ogni forma di ingiustizia.

Il counseling aziendale può supportare e accompagnare anche quei processi che riguardano la predisposizione di accordi conciliativi, alla fine di una procedura di licenziamento collettivo? Riuscire a comunicare bene prima della firma di un accordo conciliativo, esternando anzitempo le problematiche, anziché rimanere imprigionati successivamente in cause giudiziarie e cavilli, non sarebbe una buona soluzione per i soggetti coinvolti?

Saper gestire i conflitti è una della life skill del counseling, ivi compreso quello aziendale. Attraverso la tecnica del problem solving, la ricerca di soluzioni che accorciano le distanze tra parti opposte diventa occasione di dialogo, esplorazione e attuazione condivisa di percorsi (forse) solo apparentemente inconciliabili.

In futuro, a Suo avviso, potrà il counseling aziendale sostituire il ruolo di intermediazione del sindacato oppure potrà integrarlo?

Sostituire forse no. Certamente costituisce un modo per approcciare a se stessi e agli altri più funzionale se l’obiettivo è realmente quello della ricerca del benessere al lavoro in un equilibrio tra istanze diverse. Insomma, per chiudere questa intervista, il counseling non fa miracoli. Aiuta a stare bene con se stessi e nei contesti di vita nei quali ciascuno ha scelto intenzionalmente di impegnarsi. Occorre tuttavia prendersi a cuore, riscoprire il senso della propria esistenza e coltivare, innanzitutto dentro se stessi, la consapevolezza di una felicità sempre a portata di mano, dentro le nostre tasche, ma che per un motivo o un altro dimentichiamo di avere con noi. E quando si giunge alla consapevolezza di ciò molto diventa possibile, ogni cambiamento diventa possibile, di cui essere orgogliosamente fieri poiché scelto perseguito e raggiunto con il proprio sudore. Con la fatica del proprio lavoro.

 

 

*Il dott. Cesare Perrotta ( perrottacesare@gmail.com) è consulente esterno per diverse realtà imprenditoriali curando la formazione di venditori, agenti di vendita e loro coordinatori, del management aziendale (Risorse Umane in particolare), nonché di benessere organizzativo aziendale, analisi di clima, gestione di conflitti, comunicazione efficace, customer e employee satisfaction e di altro ancora. In questo ambito ha sviluppato competenze nelle aree della Leadership, del Coaching, del Marketing e della comunicazione aziendale, nella gestione delle Risorse Umane. Esperto di comunicazione interpersonale collabora da anni con diverse Associazioni e Istituti Scolastici di ogni ordine e grado per la formazione e l’aggiornamento di educatori e dei Docenti e per l’individuazione e lo sviluppo di progetti con ragazzi/e e giovani, sviluppando competenze sulla Progettazione Educativa e Formativa, sulla Negoziazione, la Gestione di colloqui personali di orientamento, crescita e sviluppo. Ha svolto attività di consulenza e animazione anche per un Ente locale. In campo socio educativo è conoscitore ed esperto delle dinamiche legate all’adolescenza e al mondo giovanile in generale, dello sviluppo di progetti individuali e di gruppo, e della formazione di formatori grazie anche all’esperienza, ultra trentennale, di educatore, formatore e quadro nell’Agesci (Associazione Guide E Scout Cattolici Italiani).

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

2 Responses

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    Sindacato e counseling non si faranno mai concorrenza, viceversa come dice il dott. Perrotta non si esclude una collaborazione, anche se a mio parere si tratta di sfere d’azione parecchio diverse.

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