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sabato, Dicembre 10, 2022

Tensioni in Medio Oriente

Lo Stato d’Israele è stato caratterizzato, nell’ultimo quinquennio, da una cronica instabilità politica che non ha permesso alla classe dirigente di portare avanti riforme strutturali costruttive per il futuro del popolo israeliano(si pensi che in poco più di quattro anni gli elettori sono stati chiamati ben cinque volte per le elezioni nazionali).

Contro ogni previsione, la nuova maggioranza parlamentare, nata dopo l’ultima tornata elettorale, è guidata dalla destra di Netanyahu:all’inizio i sondaggi davano come favorito per la vittoria finale il partito Balad (forza politica nella quale sono convogliate le rivendicazioni e le istanze della minoranza araba interna al Paese).

Invece, Benjamin Netanyahu, dopo un anno di opposizione, torna alla guida dello Stato di Israele, Paese che aveva già governato precedentemente per dodici lunghi anni.
Ciò che preoccupa maggiormente la comunità internazionale, alla luce del risultato elettorale, sono le posizioni estremiste che il futuro esecutivo potrebbe avanzare data la variegata composizione del nuovo esecutivo che spazia dal centro alla destra più estrema:
1) Nessun diritto (cittadinanza compresa)per i palestinesi residenti nei territori occupati da Israele;
2)  Favorire l’emigrazione di questi ultimi( considerati nemici interni al Paese);
3) Abolizione dell’Autorità nazionale palestinese ovvero l’ente che governa in modo limitato dal 1994 la Striscia di Gaza e aree A e B della Cisgiordania, rappresentando il popolo palestinese.

Queste misure, se approvate dal Parlamento, non faranno altro che alimentare le tensioni sociali in un territorio, quale la Palestina, già lacerato da conflitti susseguitisi dal secondo dopoguerra.
Da oltre settant’anni, infatti, si susseguono importanti conflitti armati tra le due compagini: Israele punta a conquistare maggiori territori per espandersi territorialmente mentre la controparte araba punta a fermare questo progetto di egemonia territoriale.

Ma quali sono le cause alla base dell’instabilità di questa regione?

Le minoranze ebraiche perseguitate da secoli, decidono, dopo la fine del primo conflitto mondiale grazie al supporto del governo britannico(Dichiarazione Balfour) ,di insediarsi in Palestina.
Le Sacre Scritture indicano, infatti, questo territorio come luogo natìo del popolo ebraico e le minoranze che si insediano volontariamente in quei luoghi( nati dalla dissoluzione dell’Impero ottomano) desiderano ottenerne il pieno possesso per fondare il loro Stato.
Ma in quell’area,molto prima dell’arrivo delle minoranze ebraiche, vi risiedono popolazioni arabe che accolgono con ostilità il supporto dell’Impero britannico alla volontà del movimento sionista.

Nel 1947 con una risoluzione delle Nazioni Unite la Palestina viene finalmente suddivisa in due Stati differenti: lo Stato arabo e lo Stato di Israele(nato ufficialmente nel 1948).
Bisogna aspettare il 1988 per il mutuo riconoscimento da parte dei due Stati (mediato dalla comunità internazionale),ma ancora oggi le ostilità non mancano. Con la nascita di questo nuovo esecutivo,fortemente estremista, l’ordine mondiale, alla luce di quanto sta accadendo in Ucraina e in altre parti del globo come le due Coree o le crescenti ostilità tra Iran e Iraq, è messo nuovamente a dura prova.  

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