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sabato, Dicembre 10, 2022

XVIII Legislatura: Federturismo Confindustria e il piano “Turismo Italia”

Anche Federturismo Confindustria, la Federazione Nazionale dell’Industria dei Viaggi e del Turismo del sistema Confindustria, ha presentato il proprio documento programmatico in vista della prossima competizione elettorale. Lo ha fatto venerdì 8 febbraio, incontrando in Senato le principali forze politiche (leggi testo integrale).

Gianfranco Battisti, Presidente Turismo Confindustria, ha messo in evidenza come nonostante le rilevazioni Eurostat ci abbiano consegnato un’Italia che nel 2017 si è posizionata terza in Europa “con 424 milioni di notti  trascorse presso le strutture turistiche superando con il 5,4{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544} il dato complessivo europeo pari al 5,1{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544}, un’ incidenza sul PIL che si è attestata sul 10{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544} con più di 160 miliardi di euro di contributo, il turismo non è ancora un vero settore industriale, come negli altri Paesi competitor”. A motivo di questa problematica constatazione Federturismo Confindustria ha chiesto “una struttura di Governo dedicata, sia essa un Ministero con competenza diretta dotato di portafoglio o una Direzione Generale del Ministero per lo Sviluppo Economico”, oltreché  “il rafforzamento del ruolo strategico dell’ENIT , una vera riforma strutturale in grado di garantirne efficienza e coordinamento con il settore privato nelle scelte strategiche”.

Diciassette i punti di cui consta il piano di azione di Federturismo: piano industriale per il turismo, nuova governance, promozione turistica, fiscalità e tassazione, tassa di soggiorno, capitali e investimenti, formazione, lavoro, digitalizzazione, Impresa 4.0, Security data protection, sostenibilità, management dei flussi turistici, Mezzogiorno, accessibilità e mobilità turistica, Europa, concessioni e demanio.

Bisogna ammettere che Federturismo Confindustria ha presentato un piano ben strutturato, non limitandosi semplicemente ad elencare degli obiettivi, ma offrendo delle proposte altrettanto articolate per poterli raggiungere. Una metodologia importantissima in un Paese in cui le troppe parole, i luoghi comuni, fanno perdere di vista troppo spesso il traguardo che si desidera realizzare.

Come sempre la nostra attenzione sarà focalizzata sul Lavoro e anche sul Mezzogiorno, al quale la Federturismo Confindustria dedica uno spazio ben preciso.

Ecco, allora, quali sono gli obiettivi da focalizzare in tema di lavoro:

  • Dotare le imprese di nuove figure professionali in grado di gestire i cambiamenti in atto nel mercato del turismo con particolare attenzione alle nuove tecnologie digitali.
  • Fornire alle imprese sotto i 15 dipendenti strumenti normativi di incentivazione del personale (premi di risultato).

Proposte:

  • Modificare la legge di riferimento che prevede la soglia dei 15 dipendenti per la costruzione di sistemi di incentivazione del personale al fine di estenderlo alle Piccole e Micro Imprese;
  • Equiparare il regime contributivo per il lavoro stagionale, attualmente più oneroso, a quello ordinario previsto per i tempi indeterminati;
  • Ripristinare un sistema analogo a quello dei voucher o prevedere l’estensione del lavoro intermittente per far fronte a improvvisi e imprevisti cali/punte di domanda;
  • Prevedere una completa applicazione della normativa europea in materia di libera circolazione delle persone e delle professioni, evitando di creare situazioni di disagio o di perdita di competitività del “sistema Italia”;
  • Ridurre il cuneo fiscale – uno dei più alti in tutta Europa – su datori di lavoro e lavoratori dipendenti;
  • Eliminare il contributo aggiuntivo sul lavoro a termine che grava ingiustamente sulle aziende del turismo.

Secondo Federturismo Confindustria “fra i nodi cruciali che impediscono al Mezzogiorno, potenzialmente molto ricco sul piano dell’offerta, di sviluppare ulteriormente il settore turistico e recuperare il gap con il centro-nord e le aree analoghe in Europa ci sono: scarso utilizzo dei fondi a disposizione per gli investimenti, poca propensione all’internazionalizzazione dell’offerta (i turisti stranieri che visitano il Sud sono di gran lunga inferiori ai turisti italiani) e carenze infrastrutturali generali”.

Obiettivi per il Mezzogiorno:

  1. Far emergere il potenziale turistico del Mezzogiorno come principale leva per la crescita dell’occupazione e lo sviluppo economico;
  2.  Diversificare l’offerta turistica delle regioni meridionali per garantire una maggiore internazionalizzazione
    degli arrivi e attrarre investimenti dall’estero.

Proposte:

  1. Implementazione di un nuovo piano turistico dedicato allo sviluppo del Mezzogiorno;
  2. Promuovere la creazione di nuovi poli turistici nel Mezzogiorno con particolare attenzione all’abbattimento delle barriere burocratiche e incentivi fiscali alle aziende innovative (italiane e estere) che decidono di investire sul territorio;
  3. Sfruttare la programmazione dei fondi comunitari per le Regioni del Sud, in concerto con l’amministrazione centrale e armonizzandoli con i fondi destinati ad altri settori d’investimento come le infrastrutture e i trasporti;
  4. Promuovere investimenti pubblici e privati per digitalizzare l’intero settore attraverso la qualificazione degli operatori turistici e della forza lavoro;
  5. Monitorare annualmente lo stato dei fondi strutturali europei ad uso turistico nelle Regioni.

Obiettivi ambiziosi, importanti, la cui realizzazione deve fare i conti con limiti che da sempre, o comunque da molto e troppo tempo, ci fanno compagnia. Rileggere gli obiettivi e le proposte che riguardano il lavoro e il Mezzogiorno, come anche tutti gli altri ambiti di cui si compone il piano di Federturismo, ci consente di renderci conto essenzialmente di due cose:

  • di come questo nostro Paese debba essere liberato da tutto quello che fino ad oggi gli ha impedito di crescere. Responsabilità esclusiva della classe politica? Egoismi di parte? Individualismo esasperato? Mancanza di competenze? Poco coraggio di abbandonare la zona grigia del compromesso e dei taciti accordi ritenuti necessari per poter sopravvivere?
  • Di quanto poco si stiano affrontando questi punti così cruciali per la crescita del nostro Paese all’interno dei dibattiti delle forze politiche, nessuna esclusa. Dibattiti interni ed esterni.

Questo può essere un tempo favorevole che necessita probabilmente di passi indietro, non sul piano delle idee e del coraggio, bensì dell’egocentrismo. Non lasciamocelo sfuggire.

 

 

 

 

 

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