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domenica, Novembre 27, 2022

XVIII Congresso CISL: per la persona? Per il lavoro?

Domani pomeriggio, mercoledì 28 giugno, si aprirà a Roma al Palazzo dei Congressi dell’ Eur, il XVIII Congresso nazionale della CISL. I temi al centro del congresso, come si legge nel sito istituzionale del sindacato, saranno: centralità della persona e del lavoro, misure per contrastare le diseguaglianze sociali, riforma dei contratti, partecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali, no al populismo sindacale ed al reddito di cittadinanza, sì alle politiche attive ed all’apprendistato duale per l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Un’agenda densa di argomenti e di interventi importanti, tra cui quello del Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e di mons. Santoro, vescovo di Taranto e Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore della 48° Settimana Sociale dei Cattolici Italiani. Certo, la presenza di un rappresentante laico del Comitato sarebbe stato auspicabile, per un maggiore spazio e per una maggiore identificazione con i problemi del lavoro con cui combattono italiani e non, ma questo meriterebbe una riflessione a parte.

Un’agenda, dunque, che guarda al futuro e che per questo non può che declinare il tema centrale adottato “Per la persona, per il lavoro” con una formula interrogativa. Solo le scelte che verranno compiute, che serviranno a concretizzare i buoni propositi presenti sulla carta, potranno dire se tutto ciò che sarà fatto sarà stato fatto per la persona e per il lavoro.

Nell’ augurare buon lavoro, dunque, non possiamo non volgere lo sguardo a Mario Romani, padre fondatore della CISL insieme a Giulio Pastore. Nel libro “Mario Romani, il sindacalismo libero e la società democratica”, curato da Andrea Ciampani, la sua figura viene così presentata:

«Consapevole della distinzione tra l’elaborazione ideale e il conseguimento degli obiettivi dell’iniziativa quotidiana, Romani insisteva sul ruolo della formazione come elemento capace di unificare l’analisi dei processi socio-economici con azioni coerenti, permettendo quella elevazione culturale dei lavoratori che fosse in grado di favorire la crescita di una nuova classe dirigente. La meta più alta dell’associazione sindacale che si raccolse nell’organizzazione della CISL era solo quella, per dirla con le sue parole, di formare “uomini ragionevoli”, persone di “buon senso”, in grado di tenere saldi gli ideali, le decisioni, le azioni “senza timori e senza baratti”. Insieme con Giulio Pastore, così, a buon diritto Romani è considerato l’artefice di un’esperienza sindacale unica, capace di comprendere la complessità della realtà socio-economica e di partecipare ai suoi cambiamenti ed ai processi di formazione delle decisioni. Il suo progetto era quello di far accedere il sindacato alla completa cittadinanza nella società civile e nella società politica. E non per le affermazioni contenute negli statuti sindacali, ma attraverso una radicata vita associativa nella dinamica democratica del Paese. Per quanto riguarda la natura del moderno sindacalismo, egli ha indicato gli obiettivi necessari a costruire un sindacato forte e consapevole, capace di affrontare il prezzo del mutamento e sfuggire al rischio di rappresentare una società immobile e regressiva. Le giovani generazioni, dunque, seguendo l’esempio di questa straordinaria figura, possono arrivare a comprendere i cambiamenti della società ed imparare a dominarli ed indirizzarli».

La grande statura di Romani è messa in luce da alcuni passaggi in particolare: permettere l’elevazione culturale dei lavoratori per favorire la crescita di una nuova classe dirigente, formare “uomini ragionevoli”, persone di “buon senso”, in grado di tenere saldi gli ideali, le decisioni, le azioni “senza timori e senza baratti”. Un uomo libero e forte, quello auspicato da Romani, che conferma quanto San Giovanni Paolo II scrisse nell’enciclica Laborem Exercens e che viene spesso dimenticato:

«La soggettività conferisce al lavoro la sua peculiare dignità, che impedisce di considerarlo come una semplice merce o un elemento impersonale dell’organizzazione produttiva.  Il lavoro, indipendentemente dal suo minore o maggiore valore oggettivo, è espressione essenziale della persona, è «actus personae». La persona è il metro della dignità del lavoro: « Non c’è, infatti, alcun dubbio che il lavoro umano abbia un suo valore etico, il quale senza mezzi termini e direttamente rimane legato al fatto che colui che lo compie è una persona».

Non è il lavoro a dare dignità alla persona, come comunemente viene detto. Semmai il contrario. Partendo da questo presupposto tutto cambia o assume una prospettiva ancora più ampia e urgente. Tutto parte e deve partire da questa dignità. Partendo da questa dignità non c’è semplicemente una dignità da rispettare, custodire e valorizzare al di fuori del sindacato, ma anzitutto dentro il sindacato stesso, perchè questo, come auspicava Romani, possa essere “un sindacato forte e consapevole, capace di affrontare il prezzo del mutamento e sfuggire al rischio di rappresentare una società immobile e regressiva”. 

Buon Congresso CISL, per la persona e per il lavoro, ad intra e ad extra.

 

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