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sabato, Dicembre 10, 2022

Quale politica senza la carità?

Paolo VI definì la politica “la più alta forma di carità”. C’è chi afferma che il pontefice poté dare una simile definizione della politica poiché ebbe avanti a sé personaggi come Dossetti, La Pira, Aldo Moro e tanti altri. Che la politica, oggi, sia ancora la più alta forma di carità non possiamo affermarlo come allora. Il richiamo ad un impegno intenso e vivo per il Paese, come fu quello dei testimoni citati e di molti altri, è sempre incessante. Tuttavia il contesto storico che viviamo ci consegna un quadro della realtà politica abbastanza preoccupante.

Nel dibatitto pubblico sentiamo parlare spesso di competenza, di formazione, di titoli di studio e quasi mai della carità. Come possiamo vivere la politica come forma di carità se questa è quasi una sconosciuta? Varrà la pena riprendere il passaggio della Prima Lettera di san Paolo ai Corinzi dedicato alla carità?

Proviamo a riflettere su queste parole:

“Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna.
E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla.

E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova.La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.

La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato. Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto.
Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!”

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