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domenica, Febbraio 25, 2024

Poletti, i voucher e quella insostenibile povertà del potere

Bisogna proprio ammettere che la misura è colma e che il 2016 non è destinato a concludersi con delle buone notizie, con dei segnali di conversione da parte della maggioranza dei politici italiani o, più precisamente, da coloro che ricoprono incarichi rilevanti, come il ministro del Lavoro Poletti, per l’appunto. Le sue ultime dichiarazioni, riservate ai giovani italiani emigrati all’estero per ragioni di natura occupazionale, seppur seguite da scuse impacciate, lasciano l’amaro in bocca, oltre che un senso di indignazione tra gli italiani tutti.

Conversione da cosa? Dall’arroganza? Dalla superficialità? Dall’insensibilità di chi, rimanendo immobile nella blindatura del potere che detiene, ha perduto ogni contatto con la realtà, anzi, con la vita? Un bel guaio, non c’è dubbio, ritrovarsi ad essere potenti e poveri allo stesso tempo. Di fronte a questa constatazione l’indignazione non può che essere mitigata dalla compassione che suscitano questi volti così smarriti.

La prima considerazione da fare è che l’espressione “il potere logora chi non ce l’ha” non è azzeccata per i tempi che viviamo. Oggi, infatti, con buona pace dell’onorevole Andreotti ( o del politico francesce Charles Maurice principe di Talleyrand, visti i dubbi sulla paternità della dichiarazione), i logorati, quelli con i nervi tesi, che hanno perso quel pudore e quel buonsenso necessari per poter parlare ad un Paese stanco e affaticato, sono proprio coloro che il potere lo detengono.

La seconda considerazione è che siamo di fronte ad una generazione di politici che sta rimanendo schiacciata sotto il peso delle proprie innumerevoli contraddizioni. Di fronte a tali contraddizioni non c’è motivo di esultare o di affermare alcuna ragione di supremazia, né spirituale né morale, poiché esse rappresentano soprattutto un male dal quale il nostro Paese deve guarire.

Come? Questo è un interrogativo che deve interpellarci, che deve scavarci dentro, perchè da quella povertà, da quel pallore che affiora dai volti confusi di chi non sa gestire correttamente il potere, non possiamo dirci completamente esenti.

In questi giorni, infatti, al centro del dibattito pubblico, oltre alla dichiarazione infelice del Ministro Poletti, è stato posto il tema dei voucher. I soggetti chiamati espressamente in causa sono stati: i rappresentanti del Governo, in quanto fautori e sostenitori della riforma del Jobs Act, e i lavoratori, in quanto soggetti passivi delle disfunzioni che il sistema dei voucher, attualmente in vigore,  ha prodotto. I dati diffusi dall’Inps, relativi ai primi dieci mesi del 2016, segnalano una crescita allarmante (+ 32{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544}) nell’utilizzo di questo strumento, concepito con finalità del tutto innocue: consentire l’emersione e la remunerazione legale di “mini-lavori” come le ripetizioni scolastiche, le pulizie, il giardinaggio, i lavori agricoli stagionali e anche quelli nel settore turistico. 

E’ strano che nel dibattito pubblico non vengano chiamati direttamente in causa i soggetti che hanno approfittato delle falle del sistema dei voucher, che li hanno acquistati e che continuano ad utilizzarli, contribuendo così alla composizione del dato spaventoso appena menzionato.

Clemente Alessandrino, un Padre della Chiesa, afferma che “lo strumento, se lo usi con arte, è capace di arte; se sei privo di arte, trae un bel guadagno dalla tua incapacità, senza esserne causa”. Se ne deduce, ad esempio, che il potere e/o la ricchezza non sono strumenti negativi a prescindere o, come vorrebbe far credere qualcuno, la ragione del malessere che vive l’altro; il problema, semmai, sta nell’incapacità di chi gestisce gli strumenti a disposizione. Questo assunto non può non essere valido anche quando si parla dei voucher, nati con finalità ben diverse, buone, eppure, oggi considerati dannosi e schiavizzanti.

Chi usa i voucher in maniera scorretta? I politici o i cittadini comuni che si lamentano di un potere politico sempre più freddo e corrotto? Non si registra anche in questo caso un uso improprio e scorretto del potere da parte di colui che, offrendo un lavoro, viene a trovarsi in una posizione più forte rispetto a chi un lavoro lo sta cercando? Non è anche questo un potere povero che impoverisce ulteriormente?

L’ indignazione, che nasce sempre più spesso dalla visione di un potere che, chiunque sia a detenerlo, è povero e che per tale motivo continua ad impoverire tutto ciò che tocca, deve spronare tutti noi ad avere una visione ampia, limpida e propositiva. Non è facile, certo, ma visioni rese limitate dal livore e dalla rassegnazione si tradurrebbero in soluzioni, politiche e non, a dir poco pericolose.

Il 2016 lascia numerose ferite e feriti sul campo di battaglia e apre numerose sfide per il 2017, non solo in politica. Le sfide non possono essere affrontante semplicemente con la rabbia o con il puntare il dito, ma con l’esercizio della responsabilità di ogni cittadino, ovunque questi si trovi a spendere la propria esistenza. Sarà proprio la responsabilità, l’onestà intellettuale di ciascuno di noi a consentire che i conflitti in campo possano essere risolti con giustizia e a vantaggio dell’intera comunità.

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