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sabato, Dicembre 10, 2022

Né ignoranti, né presuntuosi

“Soprattutto, non agire da ignoranti, né da presuntuosi. Quando non si sa, occorre informarsi, studiare, discutere serenamente, obiettivamente, e senza mai credere di essere infallibili”.
Parole pronunciate da don Luigi Sturzo che, nell’anniversario dei 100 anni dalla pubblicazione del testo “Appello ai liberi e forti”, viene ricordato da più parti, inneggiato come vessillo per il ritorno dei cattolici nell’arena politica. Un’arena mai abbandonata, ma nella quale la rilevanza si è sempre più affievolita rispetto al passato.
Le ragioni di questa parabola discendente sono diverse e già abbondantemente oggetto di discernimento da parte di molti intellettuali e non solo.
Varrà la pena, a questo punto, ricordare il decalogo per il buon politico (credente e non credente) redatto da don Sturzo:
1. È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso.
2. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica.
3. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico.
4. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.
5. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.
6. È più facile dal No arrivare al Si che dal Sì retrocedere al No. Spesso il No è più utile del Sì.
7. La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.
8. Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti.
9. Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.
10. Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico.
Se questo decalogo fosse osservato, la politica sarebbe davvero la più alta forma di carità. Il dialogo ne trarrebbe sicuramente vantaggio. Il decalogo, infatti, sembra raccomandare una cosa in particolare: lo sforzo di mantenersi umili. Eppure oggi è l’atteggiamento meno in uso e meno in voga. La comunicazione non è competizione. Dialogare non vuol dire: beh, adesso vediamo chi vince! No, è dire all’altro, molto semplicemente: guardiamo lo spazio che c’è davanti a noi e incontriamoci lì, senza agire da ignoranti o da presuntuosi.

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