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domenica, Novembre 27, 2022

XVIII Legislatura: la voce della CISL per il lavoro

La CISL, riunitasi lo scorso 29 gennaio presso l’Auditorium del Lavoro, a Roma, ha lanciato una grande sfida sui temi dell’Europa, del Lavoro, del Fisco e del Welfare (leggi testo integrale). Proposte concrete o meno, a breve proveremo a capirlo, in vista delle prossime elezioni politiche. In questo spazio, per ragioni di mission, l’attenzione verrà dedicata agli interventi nel campo del lavoro che secondo il sindacato andrebbero messi in calendario e prontamente concretizzati dai protagonisti che si candidano a governare il Paese.

Ebbene, ecco cosa propone la CISL:

  1. politiche pubbliche capaci sostenere e qualificare la contrattazione, sia nazionale, sia decentrata, dal momento che è un utile strumento per confezionare e adattare le flessibilità e le tutele del lavoro in ogni realtà, territorio o settore;
  2. maggiore attenzione alle forme che il lavoro sta assumendo nella cornice della grande trasformazione cui è sottoposto, tra robotizzazione e digitalizzazione. Una trasformazione che sta facendo emergere due sfide che dovremmo saper affrontare con strumenti adeguati: l’inadeguatezza delle abilità, delle conoscenze e delle competenze della nostra forza lavoro alle nuove tecnologie e l’emergere dell’economia dei lavoretti (fattorini, autisti ecc.) legati alle piattaforme digitali;
  3. un’analisi attenta, contro ogni tentativo di inopportuna semplificazione, delle cause che generano difficoltà per i giovani ad entrare nel mondo del lavoro;
  4. un differente approccio al problema dell’occupazione femminile. La CISL evidenzia come sempre più spesso “per gli economisti l’occupazione femminile rappresenti un potente moltiplicatore di crescita economica e che proprio per questo è urgente superare il gap occupazionale tra uomini e donne;
  5. grande attenzione al lavoro degli immigrati entrati legalmente in Italia per assicurare possibilità di accesso all’occupazione, insieme alle tutele e ai pari diritti e in vista dell’impatto del calo demografico sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale;
  6. politiche efficaci per intervenire sul problema dei divari territoriali profondi che il mercato del lavoro presenta nel nostro Paese;
  7. attuazione delle politiche attive: mettere a regime l’assegno di ricollocazione e armonizzarlo con le misure regionali, potenziare i Centri per l’impiego, ridisegnare “Garanzia giovani”, riqualificare il collocamento mirato per i lavoratori disabili, mettere in campo strumenti adeguati per gestire le crisi aziendali, nel quadro di una revisione del ruolo dell’Anpal, che dovrà affermarsi nella funzione di coordinamento tra e con le Regioni;
  8. offrire strumenti per le trasformazioni lavorative;
  9. formazione e istruzione accessibili a tutti, investimenti in servizi di orientamento, istruzione e formazione continua per sanare la carenza di competenze che costituisce il principale freno all’occupazione di qualità e alla crescita del mercato del lavoro;
  10. migliorare l’operatività dell’alternanza scuola-lavoro con un maggior coinvolgimento delle aziende, attraverso una maggiore coerenza con i percorsi di studio, con più controlli da parte del MIUR e degli istituti scolastici sui soggetti che accolgono i progetti e ospitano gli studenti, con un forte incentivo economico agli insegnanti dedicati nelle scuole. Centralità dell’apprendistato duale, perché diventi uno dei principali canali di ingresso dei giovani al lavoro;
  11. tutele per il lavoro digitale, promozione e tutela del lavoro agile, maggiori tutele per il lavoro autonomo;
  12. regolare la rappresentatività di chi contratta, sostenere una politica salariale per massimizzare il valore del lavoro e che, oltre ai minimi, misuri produttività, efficienza e competenze per riconoscere più alte retribuzioni;
  13. nuovi sostegni per il lavoro debole con particolare riferimento al fenomeno della crescita del lavoro a termine, alle forme di part-time involontario. Contrastare il lavoro irregolare e le forme di lavoro sottopagate;
  14. più conciliazione tra vita professionale e vita privata;
  15. interventi sul costo del lavoro stabile. Secondo la CISL occorre intervenire in modo graduale ma crescente per un minor costo del lavoro stabile e a tempo indeterminato, spostando i criteri di tassazione e rendendo maggiormente competitivi i rapporti di lavoro strutturati, condividere con tutte le parti sociali un programma di intervento sul cuneo fiscale legato al lavoro, finalizzato a rendere più competitivo e leggero il lavoro stabile, portando le imprese a scommettere maggiormente sullo stesso e finalizzando eventuali extra-costi del lavoro a termine verso misure di sostegno e di occupabilità per i lavoratori a termine.

Un quadro complessivamente ambizioso, positivo, seppur non esaustivo delle complessità che contraddistinguono il mercato del lavoro e, più genericamente, il lavoro.

Un quadro che presta il fianco ad alcune perplessità. Ad esempio: perché mai l’operatività dell’alternanza scuola-lavoro dovrebbe prevedere “un forte incentivo economico agli insegnanti dedicati nelle scuole”? La CISL chiede maggiore formazione e un’istruzione accessibile a tutti per sanare la carenza di competenze che costituisce il principale freno all’occupazione di qualità, ma non dedica spazio al freno costituito dall’impossibilità per i giovani di accedere in settori chiusi perché controllati da caste. I Neet potrebbero anche essere il risultato di un sistema che genera apatia e rinuncia, per non parlare della fuga dei cervelli. Ancora: come mai non viene fatto qualche accenno all’impossibilità o alla difficoltà per i giovani di accedere al credito per fare impresa? Le banche avrebbero meritato di rientrare negli interventi dedicati al lavoro? Non che la CISL non si pronunci anche su questo aspetto e su ulteriori altri come il rilancio dell’edilizia come motore per far ripartire l’economia, La domanda è riferita al documento in oggetto.

Lo abbiamo detto che sarebbe stato impossibile presentare un documento esaustivo, ma il protagonismo dei giovani è fondamentale. Anzi, il protagonismo di ogni lavoratore, senza distinzione di età e di sesso, perché fondamentalmente al centro c’è sempre e soltanto la persona.

A questo punto non rimane che porsi due domande: le forze politiche recepiranno queste istanze? E gli elettori, che ruolo giocheranno?

 

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