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mercoledì, Aprile 24, 2024

La vita e il lavoro itinerante dei venditori ambulanti

Un lavoro antichissimo quello dei venditori ambulanti! Un mondo che appartiene anche ai ricordi di infanzia di molti, di tutti, e che forse per questo viene tenuto ai margini dei dibattiti pubblici. Un po’ come se questa realtà fosse sganciata dal mondo del lavoro con cui abbiamo a che fare ogni giorno e fosse collocata in una specie di bolla di sapone sospesa nell’aria. Un mondo a parte, insomma. E chissà, forse un mondo tenuto a distanza perchè guardato ancora con pregiudizio e superficialità. Eppure il lavoro itinerante è un lavoro a tutti gli effetti. Anzi, osservando i ritmi dei venditori ambulanti, è facile apprendere, prima ancora che dai testi di studio o dai saggi dei più raffinati economisti, cosa siano la precarietà, la flessibilità, la difesa della dignità del lavoro, tutti temi ampiamente dibattuti, seppure non con questa declinazione.

Quasi 6.000 le fiere e sagre tradizionali all’anno, oltre 1.100 i mercati nei soli capoluoghi di provincia con oltre 95.000 posteggi, oltre 9.000 i mercati periodici negli altri comuni italiani. Questi e altri dati molto importanti sul profilo del settore sono riportati nel sito della FIVA (Federazione Italiana Venditori Ambulanti e su aree pubbliche),   come il numero delle imprese che si attesta a 192.000 (al 30 giugno 2015) di cui il 18{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544} a conduzione femminile e il 43 {cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544} a titolarità extracomunitaria, e il numero degli addetti, ben 350.000, fra titolari collaboratori familiari e personale dipendente con un ulteriore indotto di altre 100.000 unità.

Poichè parliamo di lavoro itinerante, però, va precisato che esistono due tipi di autorizzazione per esercitare l’attività di venditore ambulante: di tipo A a posteggio fisso, con la possibilità di svolgere la vendita ambulante itinerante, e di tipo B  che consente di muoversi su tutto il territorio nazionale, nelle fiere, nei mercati, “ma limitatamente ai posteggi non assegnati o provvisoriamente non occupati da titolari fissi”, come viene ben sottolineato nel sito www.informagiovani-italia.com, che dedica uno spazio ampio a questo settore come possibile sbocco occupazionale per i giovani.

Un mestiere per giovani, proprio così, tanto che sempre la FIVA parla di Ambulante 2.0, perchè anche “il venditore ambulante deve poter utilizzare i servizi on line, le ultime applicazioni web, aggiornarsi con i corsi di formazione e-learning, promuoversi sui social media”.

Un mondo antico e un mondo nuovo, in cui si mescolano tradizione e innovazione, in cui è possibile constatare  come l’integrazione possa essere possibile (ascoltare un dialetto locale dalla bocca di un extracomunitario è bellissimo!) e rendersi conto di come molti dei temi che oggi sono al centro del dibattito pubblico siano da tempo vissuti sulla pelle e nella carne dei venditori ambulanti. Cosa vuol dire, infatti, sicurezza sul lavoro per questa tipologia di lavoratori? La flessibilità è vissuta come opportunità per conciliare i tempi di lavoro con la vita o come un “dover perdersi” nella propria attività per riuscire a stare sul mercato, laddove per mercato non si intende solo la pubblica piazza?

E cosa dire della dignità del lavoro quando il confronto con i venditori ambulanti sembra quasi autorizzarci a trattarli come lavoratori di serie B, a imporre trattative, a volte estenuanti, sul costo di vendita dei loro articoli, quasi fossimo noi a dover decidere al posto loro, sminuendo anche il valore della loro attività? Quando in occasione delle feste di paese vediamo allestire bagni chimici e ci lamentiamo del lezzo che “certa gente” produce nelle nostre strade?

Cosa si prova a fare e disfare in continuazione il proprio banchetto? E’ quello che probabilmente dovrebbe iniziare a chiedersi anche chi dovrà misurarsi con l’ufficio itinerante per effetto dello smartworking! Per alcuni può essere un’avventura, tutto questo può avere il sapore di un continuo rigenerarsi, ma sarà proprio così? Sarà proprio vero? Non sarà questo uno di quei casi in cui, invece, il lavoro diventa davvero alienante? Al netto di queste considerazioni, consapevoli che in questo settore può insinuarsi anche l’ illegalità, come la vendita di prodotti contraffatti, posto che non c’è alcuna intenzione in questo spazio di descrivere il mondo degli ambulanti come un’isola felice i cui abitanti sono degli incompresi, sarebbe importante che il nostro modo di pensare al lavoro, a quegli aspetti che, oggi più che mai, ritornano nei nostri dibattiti, come la precarietà, la flessibilità, la sicurezza, la dignità del lavoro, si trasformasse.

Come? Sarebbe bello se esso fosse permeato da una sensibilità più forte, da una condivisione che consentisse di comprendere che il mondo del lavoro è molto più ampio di quello che viviamo quotidianamente, in modo da ridimensionare alcuni privilegi e combattere a favore di battaglie ancora tutte aperte, benchè non troppo visibili.

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