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mercoledì, Novembre 30, 2022

La Svezia cambia rotta

In giro per l’Europa è tempo di elezioni. Degni di nota sono gli sviluppi politici in Svezia dopo la recente tornata elettorale.
Le elezioni,tenutesi lo scorso 11 settembre, sono state segnate dalla vittoria del centrodestra guidato da Ulf Kristersson.
Il nuovo esecutivo nasce,soprattutto, grazie all’apporto significativo dei voti in Parlamento della formazione di estrema destra Democratici svedesi(formazione politica nata nel 1988 per difendere la cultura svedese da immigrazione clandestina e islamizzazione della società).

Kristersson, il nuovo Premier, ha maturato negli anni una lunga esperienza politica: dopo vari incarichi politici a livello locale, nel 2010 diventa Ministro della sicurezza sociale e nel 2014 Ministro delle Finanze. Dal 2017 guida il Partito Moderato svedese.
Ora il compito più difficile: formare il nuovo esecutivo, mantenendo coesione tra le forze componenti la coalizione che spazia dai moderati, ai cristiano-democratici per finire con l’estrema destra.

Tra i punti più importanti su cui si fonda il programma di governo si trovano:
1)Importanti misure per contrastare la criminalità;
2)L’avvicinamento all’energia nucleare;
3) L’adesione alla NATO.
Tutte tematiche di estrema attualità e all’attenzione dell’opinione pubblica( suscitano particolare interesse i possibili sviluppi riguardo il trattamento del nucleare, questa volta a fusione e non più a fissione,quindi con una minore se non nulla emissione di scorie; Dal punto di vista geopolitico l’ipotetica entrata nell’Alleanza Atlantica della Svezia avrà importanti conseguenze in un ipotetico futuro nuovo ordine mondiale).


Preferirei, però, focalizzare l’attenzione sul primo punto del programma politico della coalizione vincente.
In Svezia, infatti, il tasso di omicidi con arma da fuoco è in netto aumento rispetto alla media europea. A questo va ad aggiungersi il fenomeno delle baby gang nelle quali si concentrano molti giovani rifugiati e/o migranti di seconda generazione non pienamente integrati nella società svedese.
La percezione del fenomeno è stata alterata notevolmente dai partiti di destra che hanno fatto leva sulle paure dei cittadini svedesi. Di fondo, la Svezia è stata fortemente segnata in negativo dai massici flussi migratori conosciuti dal 2015 ( la famosa rotta balcanica) con migranti in fuga dal continente africano e dal Medio Oriente.

Il nuovo governo ha proposto(oltre alla classica ed inefficiente chiusura delle frontiere) pene più severe, più fondi per le forze dell’ordine e l’istituzione nel Paese di zone speciali dove i controlli saranno più stringenti.
Riguardo il tema dell’accoglienza dei rifugiati/richiedenti asilo, vengono cancellati i permessi di soggiorno a tempo indeterminato, allungati i tempi di ricongiungimento familiare e tagliate le quote destinate all’accoglienza.
Misure che, da una parte, non faranno altro che aumentare il sentimento di avversione dei migranti già presenti in Svezia verso le autorità e dall’altra alimenteranno i flussi migratori irregolari.

Sarebbe stato più utile delineare, sentiti i vari rappresentati politici locali, un programma di accoglienza e integrazione da parte del governo centrale, da implementare nel lungo periodo per garantire una corretta gestione del fenomeno e rivitalizzare la società svedese. Gli enti territoriali avrebbero rivestito un ruolo centrale nell’inserire, dopo corsi di lingua e di formazione professionale, i nuovi arrivati nel mercato del lavoro svedese. Un po’ come si è tentato di fare qui in Italia su impulso di territori spopolati e in lento,ma graduale declino economico e sociale quali Riace e Camini, dopo l’esperienza di Badolato negli anni ’90 (quando ancora un sistema italiano di accoglienza non esisteva). 

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