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martedì, Dicembre 6, 2022

La Libia che verrà

Il 24 dicembre 2021 si terranno le prime elezioni politiche libere e democratiche in Libia da oltre 10 anni.

Così è stato deciso dai principali capi di Stato e di Governo a livello mondiale alla Conferenza di Parigi, alla quale però non hanno partecipato due pedine importanti: il Presidente russo Vladimir Putin e quello turco Erdogan.

Primo passo verso una relativa stabilità del territorio libico consisterà in un ritiro ordinato delle truppe straniere presenti nel Paese.

Successivamente si cercherà di riunificare una nazione ormai divisa e dilaniata dalla guerra da troppo tempo.

La comunità internazionale si impegnerà nei prossimi mesi a destinare fondi a tutto il territorio nazionale con lo scopo ricostruire un sistema economico ormai in pezzi.

La morte di Gheddafi nel 2011 ha avuto come conseguenza lo scoppio di una turbolenta e sanguinosa guerra civile e la conseguente suddivisione della Libia in diverse aree di influenza:

1) lo Stato Islamico (Isis) che controlla sia aree della Tripolitania sia della Cirenaica;

2) il generale Haftar, capo dell’esercito libico, controlla la Cirenaica;

3) un’altra porzione di territorio libico è posto sotto il controllo del governo insediatosi a Tripoli e riconosciuto dalla comunità internazionale.

Per le prossime elezioni che si terranno nel mese di dicembre, si sono registrate le candidature di:

1) Aguila Saleh, presidente della Camera dei rappresentanti riparata a Tobruk nel 2014 dopo lo scoppio della seconda guerra civile. Di area laica, è alleato e un sostenitore delle offensive del generale Haftar.

Presentando la sua candidatura ha sottolineato la sua volontà di stabilire una democrazia, di fare della Libia un Paese libero e giusto per tutti, senza distinzioni, un luogo dove sia possibile per tutti partecipare alla vita politica economica e sociale

2) Saif al-Islam Gheddafi, figlio di Mohamed Gheddafi, che vuole ritornare sulla scena pubblica per lasciarsi alle spalle 5 anni di carcere dopo la caduta del regime paterno. Su di lui pende un mandato di cattura spiccato dalla Corte internazionale penale.

3) Il generale Haftar che già nel corso della guerra civile aveva cercato di estendere il proprio controllo su tutto il territorio nazionale, ma fu fermato dall’intervento dell’esercito turco; ora ci riprova e non è detto che non ci riesca.

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