12.9 C
New York
martedì, Dicembre 6, 2022

Incubo senza fine?

Sono passati 221 giorni dallo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina.
Mentre le milizie ucraine stanno gradualmente recuperando il territorio perso, il Cremlino a seguito dell’esito positivo dei referendum popolari “pilotati” nei territori filo-russi, ne annuncia l’annessione con tanto di cerimonia ufficiale.

Le Repubbliche di Donetsk, Luhans’k e le zone di Kherson e Zaporizhzhia si apprestano a diventare quindi territori sotto il pieno controllo della Federazione russa.
I leader occidentali, capitanati dagli Stati Uniti di Joe Biden, propongono di votare insieme agli altri Paesi partner delle Nazioni Unite una risoluzione di condanna per quest’ultima azione scellerata di Putin.

Si punta a procedere in questa direzione, richiamando l’articolo 2 del Trattato delle Nazioni Unite che condanna la violazione della sovranità territoriale di uno Stato sovrano da parte di un altro. Seguendo il diritto internazionale anche l’annessione armata, dopo esito positivo del referendum, della Crimea nel 2014 è considerata illegittima perché avvenuta mediante il ricorso alla forza.

Purtroppo quello che non si dice è che questa risoluzione non entrerà mai in vigore perché la Russia in quanto membro permanente dell’ONU può porre il veto.
Da parte sua, la Russia sostiene le sue posizioni, citando l’articolo 51 della Convenzione ONU, difendendo le sue azioni come necessarie per tutelare i cittadini russi presenti in territorio ucraino. Tutto per prevenire un attacco armato contro la Federazione Russa che al momento non c’è.

Per questo la comunità occidentale condanna fortemente l’operato russo e i maggiori giuristi a livello mondiale condannano fortemente le azioni del Cremlino.
Sta di fatto che anche la NATO, intervenendo in Serbia nel 1999 e in Iraq nel 2003 ha violato il diritto internazionale. Nessuno dei due Paesi aveva attaccato un Paese membro del Patto Atlantico.

La verità non sta mai dunque da una sola parte.
Andando indietro nel tempo, fino al 1989 anno della caduta del Muro di Berlino, si può trovare una spiegazione al perché delle azioni militari russe (da condannare):
1) dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, si procedette con la definizione dei nuovi confini dei Paesi ex sovietici. Come succede spesso nella storia, basti pensare alla dissoluzione dell’Impero ottomano dopo il I conflitto mondiale (ma anche all’Impero austro-ungarico o alla ex Jugoslavia) non si tiene conto delle minoranze etniche presenti nel territorio quando si arriva a questo punto cruciale.

Dopo la scomparsa dell’Impero ottomano, infatti, non pochi furono gli scambi di minoranze etniche tra Grecia e Turchia per omogeneizzare la popolazione. Così accade pure in Russia a causa dei confini, ideati in modo superfluo, con l’Ucraina;

2) sempre dopo la fine della Guerra Fredda si parla di un accordo orale tra Gorbaciov e l’ex Presidente statunitense Bush. I due, dopo essersi accordati riguardo la riunificazione della Germania e il ritiro delle truppe sovietiche dall’est del Paese, avevano poi trattato il futuro della NATO( istituita nel 1949) in seguito alla scomparsa dell’URSS e quindi dell’Alleanza militare dei Paesi dell’Est in funzione anti occidentale ( Patto di Varsavia, 1955).
Bush sembrava avesse dato il suo assenso a limitare l’espansione della NATO verso Est, lasciando fuori i Paesi ex sovietici e gli alleati del Patto di Varsavia. Promessa mai mantenuta.

Con la nascita dell’Unione europea, i Paesi ex sovietici,per richiedere di aderire all’Unione,sono su volontà americana  “costretti” ad aderire alla NATO ( Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Romania…).

Quanto è successo in Ucraina, in futuro sarà molto difficile che non si ripeta negli altri Stati dell’ex blocco sovietico: (Moldova, Georgia, Armenia e Azerbaigian, Turkmenistan, Kazakistan, Uzbekistan). Tutti Paesi attraversati da conflitti sociali interni a causa delle minoranze etniche che desiderano maggiore autonomia o nel caso di Armenia e Azerbaigian, in lotta per l’egemonia territoriale.

Alcuni di loro (Moldova) desiderosi di aderire all’Unione europea ma riluttanti perché legati ai rifornimenti di gas russo che verrebbero inevitabilmente a mancare in caso di avvicinamento all’Occidente.

Rispondi