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domenica, Novembre 27, 2022

Ilva: logica vs. funzione del profitto

L’ennesimo incidente sul lavoro ha provocato inevitabilmente una reazione di sgomento e indignazione in tutto il Paese. Anche i sindacati sono insorti e hanno riconosciuto nella “logica del profitto” la vera causa della morte del 25enne pugliese. Bisogna ammettere che sentire parlare proprio i sindacati di “ricerca del profitto” procura un po’ di imbarazzo, anche alla luce delle ultime notizie che stanno riguardando i vertici della UIL, attuali e non, circa il presunto “strano” utilizzo dei fondi del sindacato. Si tratta ancora di indagini, certo, ma a guardare le ultime statistiche dell’Istituto di ricerca Demoskopika, che registrano un sensibile calo degli iscritti ai sindacati CGIL, CISL e UIL, possiamo affermare che è presente un sensibile malcontento e disagio da parte degli associati, che si sta traducendo nella rinuncia al tesseramento. Il sindacato ha perso la sua anima?

Le operazioni di demonizzazione nei confronti di qualcosa o di qualcuno non sono mai operazioni intelligenti, al pari di  quelle che conducono all’idolatria. E’ sempre utile riuscire a dare il giusto valore alle cose e soprattutto alla persona. Nel caso specifico, non possiamo generalizzare e affermare che il problema alla base dell’incidente dell’Ilva sia stato il profitto, per favorire una accezione esclusivamente negativa del termine. Le conseguenze di questa operazione potrebbero essere pericolose, visto il disagio sociale crescente.

Un disagio che cresce anche a motivo della non sempre positiva testimonianza che il sindacato, nel nostro Paese, offre, che lo espone a critiche ab intra e ad extra, e offre ottime carte a coloro che vorrebbero metterlo fuori gioco, a discapito del più debole e del più escluso della società. Lo ricordava bene il sociologo Giuseppe De Rita, qualche mese fa, dalle colonne del Corriere della Sera, affermando come “lo spazio prodotto dalla marginalizzazione degli enti intermedi sia stato occupato dai più svariati operatori di un lobbismo sempre più strisciante e particolaristico, incapace di ragionare in termini di interessi generali”.

L’espressione chiave per uscire dal guado, dalla posizione stantia dell’un contro l’altro, che poi provoca effetti negativi per tutti, non è “logica del profitto” bensì “funzione del profitto”. Giovanni Paolo II scrive nell’enciclica Centesimus Annus, parole illumininanti sull’impresa e sul profitto, del quale va riconosciuta la giusta funzione:

quando un’azienda produce profitto, ciò significa che i fattori produttivi sono stati adeguatamente impiegati ed i corrispettivi bisogni umani debitamente soddisfatti. Tuttavia, il profitto non è l’unico indice delle condizioni dell’azienda. È possibile che i conti economici siano in ordine ed insieme che gli uomini, che costituiscono il patrimonio più prezioso dell’azienda, siano umiliati e offesi nella loro dignità. Oltre ad essere moralmente inammissibile, ciò non può non avere in prospettiva riflessi negativi anche per l’efficienza economica dell’azienda. Scopo dell’impresa, infatti, non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società. Il profitto è un regolatore della vita dell’azienda, ma non è l’unico; ad esso va aggiunta la considerazione di altri fattori umani e morali che, a lungo periodo, sono almeno egualmente essenziali per la vita dell’impresa.

Non è il profitto in sè ad essere il problema e non può essere catalogato sotto la voce “profitto” ciò che avviene per  ignoranza. Il lavoro è necessario per vivere non per morire. Sia chiaro. E’ importante pertanto far emergere tutte le responsabilità e le responsabilità di tutti gli attori interessati. In tempi brevi e prima che possa ripetersi l’ennesima tragedia.

Mediante l’agire libero la persona umana esprime se stessa e, allo stesso tempo, la realizza. Il nodo di tutto, come è facile intuire, sta dunque nella libertà e nella nostra capacità di compiere scelte libere e liberanti.

 

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