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mercoledì, Novembre 30, 2022

Il mondo va avanti e l’Europa arretra

La Corte costituzionale polacca ha giudicato, tramite sentenza, l’incompatibilità degli articoli 1 e 19 dei Trattati europei con i principi stabiliti nella Costituzione polacca.

Dura la reazione da parte dei principali esponenti della politica europea. Con questa sentenza si tende a riaffermare, illegittimamente, il primato delle leggi polacche su quelle comunitarie (uno dei principi invece che si accettano per entrare a fare parte dell’Unione).

Le soluzioni sono tre:

1) modifica dei Trattati europei (improbabile)

2) modifica della Costituzione polacca (altrettanto improbabile)

3) Sospensione dei diritti e delle agevolazioni di cui gode la Polonia, essendo Paese membro dell’Unione europea, attuando quanto previsto dall’articolo 7 dei Trattati europei.

A rischio i fondi europei del Recovery Plan destinati al governo polacco.

Proprio dal governo polacco e altri undici Paesi europei (tra cui Austria, Grecia, Danimarca) è giunta la proposta di costruire un muro per difendere l’Unione dall’arrivo in massa di migranti da zone limitrofe e non. In caso quest’ipotesi divenisse realtà, la costruzione del muro non sarebbe finanziata dall’Europa, bensì dai singoli governi nazionali che intendono portare avanti questo progetto.

Piano condannato dal Presidente del Parlamento europeo Sassoli in quanto mina i valori fondanti della comunità europea. Bisogna proseguire in modo coeso, definendo una politica migratoria europea per i 27 Stati membri e regolare insieme i flussi migratori.

136 Paesi hanno raggiunto un accordo riguardo quella che, fra qualche anno, sarà la prima tassa mondiale indirizzata alle grandi multinazionali che operano in varie parti del mondo. La ” Global corporate tax ” costituisce il primo tassello per la definizione di una politica fiscale comune a livello globale.

In vigore dal 2023, le multinazionali che fatturano più di 750 milioni di euro, saranno soggette al pagamento del 15% di questa imposta. Obiettivo è quello di scoraggiare l’evasione fiscale dei colossi del mercato che troppo spesso, per evitare di pagare troppe tasse, spostano le loro sedi nei cosiddetti paradisi fiscali. 

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