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mercoledì, Novembre 30, 2022

I cattolici e il rinnovamento della società

In un tempo in cui ritorna con forza l’invito rivolto ai cattolici, perchè si impegnino in politica, vale la pena riproporre un pensiero di Vittorio Bachelet, Presidente dell’Azione Cattolica Italiana, vicepresidente della Corte Costituzionale, ucciso dalla Brigate Rosse, sul contributo che proprio i cattolici  possono dare al servizio della civiltà umana, per un rinnovamento della società:

«La ricchezza fondamentale che i cattolici possono mettere al servizio del progresso della civiltà umana è proprio – lo ripetiamo ancora – la «carica» morale e religiosa che sola può alimentare un autentico rinnovamento della società e che – quando naturalmente sia genuinamente vissuta e praticata – consente meglio di ogni più raffinata elaborazione, la comprensione e consapevolezza delle esigenze storiche, la concretezza operativa, la coerenza profonda di linea politica.

E tuttavia è vero che è esistita anche – talvolta – una sorta di «demagogia morale», in cattiva fede in alcuni casi (secondo cioè la parabola della pagliuzza e della trave) ma non di rado in buona fede. Una sorta di predicatoria tanto impetuosa quanto generica che dal laicato cattolico ancor più che dai pulpiti è venuta a giudicare, condannare, esaltare uomini, istituzioni, situazioni, talora senza aver approfondito gli aspetti e i problemi profondi connessi con questi giudizi, più spesso con la convinzione che fosse sufficiente la pietà dei sentimenti o una certa tal quale rettitudine d’animo per risolvere i problemi della società e per difendere la libertà della Chiesa: il che, senza «attrezzarsi» con gli strumenti intellettuali e tecnici indispensabili, senza uno sforzo di comprensione e di approfondimento della realtà e delle idee esistenti nel mondo, senza insomma un preciso senso della storia in cui Iddio ci ha chiamati a vivere e operare, non è certo metodo buono per una efficace «azione sociale».

Perché è evidente che non basta essere «buon cattolico» secondo una troppo facilmente usata espressione, per diventare – quasi per infusione dello Spirito Santo – un buon scienziato, un buon amministratore, un buon politico, un buon professionista, un buon lavoratore; come – del resto – non basta per essere un buon padre o una buona madre di famiglia. È necessaria la fatica della preparazione, l’educazione delle doti personali, la conquista dell’abilità tecnica e professionale, e soprattutto la partecipazione viva al travaglio della umanità nel momento storico in cui ci si trova a vivere e a operare. […]».

Che buoni cattolici siamo?

 

Pensiero tratto da: Vittorio Bachelet, Presenza dei cattolici nella vita sociale, da Enciclopedia sociale, Alba, ed. Paoline, 1958, p. 5-39 (in Vittorio Bachelet, La responsabilità della politica. Scritti politici, a cura di Rosy Bindi e Paolo Nepi, Roma, AVE, 1992, p. 28-30) 

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