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mercoledì, Novembre 30, 2022

Ericsson: riflessioni nella canicola estiva a cura di Guido Garri

La calda estate di quest’anno sarà ricordata sia per gli incendi che divampano ovunque (complice la siccità e l’insipienza umana) e riducono in cenere ettari di terreno distruggendo parte dell’economia agro-silvestre della nostra Italia, sia per le difficoltà a mantenere salda l’occupazione e assicurarla a chi ne è privo. Non si fa in tempo a tamponare una falla che subito se ne apre un’altra. Dopo mesi di estenuanti trattative non è stato raggiunto alcun accordo tra Ericsson, le organizzazioni sindacali e il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali sicché – così recita un freddo comunicato aziendale -: “Come previsto dalla normativa vigente, il piano di riduzione del personale, che coinvolge 354 persone, dovrà essere completato nell’arco di 120 giorni. Tale decisione risponde alla necessità di incrementare l’efficienza e di adeguare le operazioni ai volumi di business per restare competitivi e garantire profittabilità. Ericsson conferma inoltre il proprio impegno in Italia, dove è presente dal 1918, oggi con circa 3800 dipendenti”.

Così nella tarda serata di venerdì 21 luglio, Ericsson ha iniziato a inviare le email di licenziamento che, per il polo genovese, riguarda 61 dipendenti. 61 famiglie che non fruiranno di alcun ammortizzatore sociale, stante l’asserita impossibilità – condivisa dal Governo – di accedere alla cassa integrazione da parte dell’azienda, nonostante la disponibilità manifestata dalla Regione Liguria e dalle altre Regioni interessate alla vertenza di contribuire a una soluzione meno traumatica del licenziamento tout court.

Immediate le reazioni di Toti e Rixi, rispettivamente Presidente e Assessore allo Sviluppo Economico della Liguria: “Al più presto – spiegano – torneremo a convocare le delegazioni sindacali per analizzare la situazione e cercare insieme misure che possano mitigare l’effetto di questa nefasta decisione”, stigmatizzando l’atteggiamento di Ericsson, che anche questa volta ha rifiutato ogni confronto e anche ogni possibile intervento pubblico a sostegno dell’occupazione e dello sviluppo economico della Liguria.

Mentre il sindaco Bucci ha rinnovato l’impegno dell’Amministrazione comunale, per quanto possa essere di propria competenza, a cercare soluzioni che possano salvaguardare il futuro dei lavoratori, collaborando con la Regione Liguria e i sindacati.

La vicenda Ericsson è solo l’ultima di una catena ininterrotta di aziende che riducono il personale, ma ricevono poco o nulla visibilità da parte dei mass-media, sia per le dimensioni aziendali, sia per il numero delle persone licenziate. E’ uno stillicidio continuo e drammatico che comprende le aziende, spesso ad alto contenuto tecnologico, che trasferiscono la produzione in Paesi a basso costo di mano d’opera mantenendo nel nostro Paese il solo centro direzionale. La mancanza di lavoro tocca in maniera pesante, anche se avviene senza grande rilievo, i professionisti, gli artigiani e i commercianti che subiscono le immediate conseguenze dalla riduzione di personale delle piccole, medie e grandi aziende.

Insomma è un impoverimento progressivo che aggredisce la società italiana nel suo complesso.

Ovviamente sono tutte giuste, tutte condivisibili – anzi da coadiuvare con un deciso sostegno della pubblica opinione – le azioni poste in essere dalle Regioni e dai Comuni interessati da queste vicende. Tuttavia, non si può che rilevare come siano, ormai (e ahimè) spuntati e privi di effetti concreti gli interventi degli Enti Pubblici nei confronti delle multinazionali, delle aziende che hanno il loro centro direzionale (o la proprietà) all’estero o – ancor peggio – la cui proprietà si trovi nella disponibilità di fondi economici.

Si deve riconoscere come le Istituzioni – e financo le Organizzazioni Sindacali – dispongano, al momento, di “armi” spuntate o obsolete per fronteggiare il “potere” di organismi che non hanno alcuna voglia o interesse a confrontarsi.

Prima ce ne rendiamo conto, tanto prima si potranno ricercare nuovi strumenti di confronto a tutela del lavoro e dell’occupazione.

di GUIDO GARRI

Direttore Editoriale “L’Operaio Ligure”

Periodico della Federazione Operaia Cattolica Ligure

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