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venerdì, Dicembre 2, 2022

In cammino verso Eboli

Nel libro “Cristo si è fermato a Eboli” la forte analogia tra i personaggi incontrati e descritti dall’autore Carlo Levi e i personaggi che quotidianamente incontriamo sulle nostre strade, che appartengono al nostro Paese e alla nostra Storia, ha sempre sollecitato in me una domanda: quando ha avuto inizio quel passato ormai cristallizzato e impigliato nel nostro presente, quasi connaturato alla personalità di noi uomini e donne del Mezzogiorno, così reale nel volto della nostra stupida rassegnazione, nel nostro subire la vita anziché viverla, profondamente convinti di essere comunque vittime di un sistema ingiusto?
Se fosse possibile, mi piacerebbe ripercorrere a ritroso tutti questi anni e individuare il momento esatto in cui poter recidere il passato dal presente, non per perdere la memoria di ciò che sono, di ciò che siamo, ma per liberarci dalla trappola dei “se”, dei “ma”, dei “forse”, e ricominciare. Ricominciare, pensando al presente e al futuro, iniziando a costruirlo con le nostre mani, i nostri progetti, la nostra vocazione, perché se non lo faremo noi, non ci sarà nessun altro a farlo, o forse sì, qualcuno, chissà, come scrive Carlo Levi, in qualche  “altrove”.
Tutto questo avrà certamente per noi il gusto amaro e insieme profondo, affascinante di una via crucis, come per Gesù, come per ogni uomo che desideri compiere la volontà di Dio, esattamente nel luogo, nel paese e nella Storia dove Egli lo chiama a vivere il dono della sua esistenza.
Se Cristo ha vinto la morte abbracciando la croce, perché si sarebbe dovuto “fermare”? Forse è lì, a Eboli, non per abbandonarci, ma per attendere che anche noi, una volta per tutte, possiamo risorgere con Lui.

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