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martedì, Dicembre 6, 2022

Coronavirus e il nodo “working poor”

È proprio vero! Il COVID 19 è un pettine che sta portando in superficie tutti i nodi della nostra realtà sociale e personale. Le parole del giornalista e scrittore Pietrangelo Buttafuoco sono davvero calzanti.

Sono settimane che ci ritroviamo a fare i conti con un’emergenza sociale crescente. Un’emergenza della quale individuiamo meglio i tratti, ma certamente non neonata. Il lavoro sommerso ci consegna una platea di lavoratori rimasti nel giro di poche ore senza impiego, senza tutele e senza mezzi di sostentamento. Non solo.

Anche la condizione dei cosiddetti “working poor” ci interpella. Impossibile non pensare che “i lavoratori poveri” non rientrino a pieno titolo nell’emergenza cui fare fronte. Anche con la categoria dei working poor non facciamo conoscenza oggi. 

Secondo la definizione che ne dà la Commissione europea, rientra in questa categoria

“chi, in età compresa fra i 18 e i 64 anni, lavora almeno 6 mesi l’anno e vive in una famiglia in condizioni di povertà relativa (il cui reddito disponibile equivalente è inferiore al 60% della mediana nazionale)”. (Tratto da Altreconomia, aprile 2019).

In Italia i working poor sono tre milioni, il 15% sul totale occupati nel nostro Paese (OCSE). Si concentrano soprattutto tra lavoratori temporanei, giovani e donne e percepiscono un salario inferiore ai due/terzi di quello mediano. (Workshop internazionale Low-pay, low skill, and low income, Università Cattolica, 26-27 giugno 2019).

Insomma, potremmo tranquillamente dire, senza paura di essere smentiti, che i working poor sono coloro che lavorano (regolarmente) senza riuscire comunque a essere al riparo dalla povertà.

Disporre, infatti, di risorse molto limitate può significare alcune cose: la quasi impossibilità a risparmiare e un piano mensile di spese che potrebbe essere messo in crisi dal più banale imprevisto. Figuriamoci da una pandemia!

Occorrerà fare una valutazione seria sul mercato occupazionale, sia dal punto di vista economico che contrattuale. Certo, se non si interverrà con fermezza e sollecitudine a sostegno delle imprese, ciò non si potrà fare con la serenità e la lucidità necessarie.

Oggi possiamo dare ai lavoratori tutti i paracadute del mondo. L’atterraggio avverrà comunque su un terreno bruciato se le imprese non saranno tutelate e promosse.

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