Posted On Agosto 12, 2019 By In Lavoro With 154 Views

Vivere lontano …e poi…

“Vivere lontano da casa non è per tutti”, scrive Paolo in un post dell’11 luglio scorso.

Conosco Paolo da qualche anno, quanto basta per affermare che è sempre stato un lavoratore, professionalmente intraprendente. Qualche settimana fa, scorrendo le pagine di Facebook, mi ha colpito molto la sua condivisione. Paolo scrive così:

Vivere lontano da casa non è per tutti.
Devi avere un cuore grande, grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: gioie e dolori, amici e amori.
Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando.
Amici che non sono i tuoi, una città che non è tua. Devi avere un cuore grande, così grande da far spazio a cose nuove. 
Un cuore che a volte temi che altri si siano scordati, perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite.
Un cuore grande, ma non troppo forte. 
Allora è lì che si ferma un attimo.
Va in arresto, ti confonde e non sa più chi sei.
Così ti stendi sul materasso che ora ha subito un po’ il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte e ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando.
Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino, il TUO.

Paolo, insieme ad altri amici, sta sviluppando nel nord Italia un progetto molto interessante. Paolo non lascia la Calabria per costruire un futuro che con questa terra non abbia più alcuna intesa o legame.

Nessuna rabbia o rassegnazione. Attraverso il suo progetto metterà al centro proprio alcune eccellenze della Calabria per presentarle ad un mercato e ad un mondo ben più vasti.

Ancora ricordo l’entusiasmo nelle sue parole, nel raccontarmi il suo progetto a margine di uno degli incontri di promozione turistica organizzato dalla Regione Calabria a Lamezia. Un giovane distinto, in giacca e cravatta, così come ci si dovrebbe presentare in certi contesti (un “dettaglio” assolutamente non scontato), con gli occhi carichi di speranza e voglia di costruire.

E’ una prova grande vivere lontano dai propri affetti, dai luoghi che da sempre ci hanno visto crescere e che costituiscono la nostra casa. Paolo lo descrive molto bene. Quel destino, però, non si conclude con un abbandono, ma con un ritrovarsi in altri luoghi, pur sempre collegati al luogo d’origine.

Questo blog sarà ben felice, quando sarà, di presentare il progetto completo di questi giovani calabresi. Nel frattempo faccio il tifo per loro, come per tutti i giovani che operano con tenacia per costruire il loro futuro.

Troppo spesso le narrazioni dei cervelli in fuga (o forse dovremmo dire dei cervelli in viaggio) finiscono con il tradursi in “arrivederci” intrisi di rassegnazione. Chi racconta le vite di queste persone dopo quel saluto? E l’originalità delle loro idee? Raccontiamo i ritorni e le ripartenze quasi sempre dal punto di vista di chi rimane in questa terra e non di chi ritorna e riparte.

Senza nascondere ( e come potremmo?) la situazione nella quale versa il Mezzogiorno e la Calabria dovremmo chiederci: è più importante alimentare tristezza e rassegnazione o favorire il coraggio e l’intraprendenza?

Forse dovremmo imparare a fare il tifo per questi giovani. Non perché in quel vivere lontano ci sia qualcosa da festeggiare, ma semplicemente per le loro vite. Vita di chi vuole costruire e, seppure lontano, far crescere la propria terra.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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