Posted On Gennaio 21, 2019 By In Un #pensiero alle 20.00 With 425 Views

Vi amo troppo per condannarvi

Oggi è il giorno più triste dell’anno…così dicono. Il blue monday, per intenderci. Una buona occasione per ricordare e citare il romanzo Dracula dello scrittore irlandese Bram Stoker!  Una storia che il regista Francis Ford Coppola ha saputo trasformare in una pellicola cinematografica a dir poco splendida, sia per la fotografia che per l’interpretazione degli attori. Una storia che racconta comunque di un amore, di un dolore e di una salvezza. La vita che vince sulla morte, solo apparentemente più forte. Non a caso il titolo dato al pensiero di questa sera recita “Vi amo troppo per condannarvi”. Queste sono le parole che pronuncia il conte Dracula, prima di ferire la sua Mina, la donna per la quale “ha attraversato gli oceani del tempo” per rivederne il volto.

L’amore non può portare alla morte dell’amato. E’ una via di luce, non di tenebra. L’amore genera vita, tutt’ al più può aiutarci a far morire qualcosa in noi che ci impedisce di vivere e di crescere. L’amore non ci consente di accettare che coloro che amiamo si perdano a causa nostra.  E’ vero, il conte Dracula ferisce lo stesso la sua Mina, ma sarà proprio lei, alla fine, a salvarlo dalla condanna ad essere per sempre un non morto.

Questa mattina ho letto un articolo molto toccante di Marcello Veneziani su Matera, capitale della cultura, ribattezzata dallo scrittore “capitale del deserto”. Marcello Veneziani scrive: “Ma cos’è il sud, oggi? È un luogo desolato, e non solo perché una fetta larga di sud è nelle mani della criminalità organizzata”. Il giornalista si domanda a cosa serva avere nei Palazzi romani delle facce meridionali, come Conte, Mattarella e Fico, “se il Sud non conta niente in Europa, in Italia e perfino a casa sua. (…) Non fa sistema, non fa rete, è tutto un regredire, un perdere, uno spopolarsi”.

Forse il Sud è un deserto perchè non riceve (e non ha ricevuto) amore a sufficienza. Attraverso un amore egoistico abbiamo forse più preteso che donato. Una pretesa non soddisfatta, per tutto quanto questa terra, la nostra amata, non è riuscita a darci. Non per mancanza di risorse, ma per impossibilità ad offrirle, ad esprimerle. Leggere articoli come quello scritto da Veneziani non mi provoca tanto indignazione verso la realtà che viene raccontata, quanto perplessità nei confronti di chi scrive, di chi annota nell’ennesimo cahier de doléances, monco di proposte di cambiamento, un amore che attende soltanto di essere liberato.

“E dunque, tu come proponi di agire?”, mi verrebbe da domandare a Veneziani. Sul “cosa fare” è stato scritto molto. E’ il “come fare” che manca di suggerimenti.

Potessimo anche noi rivolgerci ella nostra terra con queste parole: “Vi amo troppo per condannarvi”. Chissà, magari una semplice frase ci aiuterebbe improvvisamente a capire quale e quanto del nostro amore può liberare il Sud, renderlo un giardino fiorito, e non condannarlo ad essere un deserto.

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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