Posted On novembre 5, 2018 By In Società With 63 Views

Tra ricorrenti celebrazioni e indefinite destinazioni

Il 4 novembre è la giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Una celebrazione importante per ricordare, oggi più che mai, a cento anni di distanza, “la conclusione della Grande Guerra, una tragedia che causò enormi sofferenze all’intero continente europeo e provocò lutti in ogni contrada d’Italia”. Una storia che, nonostante sia stata segnata da tanta tragicità, ha conosciuto nel secolo scorso “un altro conflitto mondiale e guerre regionali che hanno continuato a devastare l’Europa”. Una celebrazione tra tante altre ed importanti celebrazioni.

Tutti gli anniversari, gioiosi o tristi che siano, hanno un punto in comune: marcano la distanza temporale da un evento che ci siamo lasciati alle spalle. Non importa se lo abbiamo vissuto o meno in pima persona. Uno, dieci, venti, cinquanta, cento anni sono ormai il nostro passato. Noi siamo andati avanti rispetto a quel tempo e in sella al tempo procediamo verso il futuro, verso un orizzonte, senza sapere, in questo caso, quanto consti in giorni, mesi, anni, la distanza che ci divide da esso.

Non sappiamo neppure quali saranno i colori effettivi di un orizzonte che per il momento immaginiamo soltanto: un progetto, una battaglia che ci sta a cuore, l’impegno ad imparare a vivere davvero o, molto semplicemente, a non commettere più gli stessi errori. Ciò che ci lasciamo alle spalle dovrebbe farci capire cosa è buono per noi, cosa non lo è, quali sono le battaglie per le quali vale la pena spendere la propria esistenza, qual è la leggerezza con la quale andrebbe vissuta la vita, stando attenti a distinguere la leggerezza che ha un senso, quella che ci libera dai pesi che appesantiscono il nostro cammino, da quella che invece nasconde semplicemente una voragine, un vuoto capace addirittura di divorarci. Quanto più gli anni segnano la distanza da un particolare evento, tanto più dovremmo mantenere vivo il ricordo di un insegnamento.

Tommaso Labate, nel suo libro “I Rassegnati” (Rizzoli), evidenzia come il tempo che viviamo non profumi di un impegno speso per battaglie che siano a favore di tutti, come dagli anni Ottanta ad oggi il nostro impegno sia andato trasformandosi, perdendo di forza e di senso, di direzione. Da una dimensione pubblica dell’impegno siamo passati ad una dimensione privata e poi ancora intima. “Le battaglie per tutti – scrive Labate – sono diventate le battaglie per me”. Il trionfo dell’individualismo, della mediocrità.

In merito al lavoro, ad esempio, quali sono le battaglie che oggi stiamo combattendo? Cos’è che di nuovo può essere detto? Quali battaglie dovremmo intraprendere? Fare in modo che i lavoratori non siano più considerati dei numeri, dei dati statistici in mano ai politici dei diversi schieramenti, pronti a strumentalizzarli per elogiare l’operato di alcuni  e denigrare quello di altri, potrebbe essere un passo in avanti per uscire da uno stato di immobilità? Possiamo iniziare il conto alla rovescia per dare il via ad un impegno che faccia cessare questa continua e antipaticissima guerra dei numeri?

La guerra non è mai bella perchè è “il massacro tra persone che non si conoscono, per gli interessi di persone che si conoscono ma che non si massacreranno mai”. Anche la guerra dei numeri lascia sul campo macerie, perchè è una guerra tra poveri sconosciuti, “arruolati” per combattersi fino ad annientarsi, per spegnere quel barlume di speranza, di fuoco, di passione che è sempre stata la scintilla necessaria per avviare le grandi battaglie a favore dell’umanità.

A conti fatti comprendiamo che nessuna battaglia degna di questo nome potrà mai essere avviata se oggi noi, in primis, non solo non accettiamo di essere considerati semplici numeri, ma riscopriamo di essere persone. Non potremo combattere una battaglia a favore di una o più persone se avremo smesso di “saperci” persone.

C’è una umanità tutta da riscoprire, attraverso un impegno pubblico, attraverso scelte di campo. Chissà se così facendo daremo il via ad un nuovo appuntamento con la Storia, “fisseremo” una data che costituirà per le generazioni future un anniversario che ricordi la fine delle guerre e l’inizio di una nuova stagione di crescita e di pace.

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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