Posted On Novembre 1, 2019 By In Uncategorized With 422 Views

Siderno, fallo per te

Ho pensato a questo titolo per la mia riflessione di oggi. Nel farlo sono stata ispirata da due ragioni: la prima, fin troppo evidente, è un invito, anzi, un imperativo ad un’azione che possa produrre frutti positivi per Siderno; la seconda la spiegherò tra un po’.

Procediamo con ordine.

Tutti abbiamo ben presente il modulo che abbiamo firmato per scongiurare la chiusura del centro radiologico di Siderno, per evitare la perdita di tanti posti di lavoro. Io ho firmato soprattutto per quest’ultimo motivo, non lo nego. Non nego neppure di essere stata spinta a firmare per il cappelletto introduttivo inserito nel modulo: “Nel più totale rispetto della Magistratura e del percorso giudiziario che ha intrapreso, chiedo…”.

La solidarietà chiama in causa comunque una responsabilità ed una consapevolezza.

Mi ha molto colpito la risposta della comunità ed è anzitutto alla comunità di Siderno che rivolgo questo pensiero.

Non siamo una comunità coesa, anche se la risposta data nel frangente qui richiamato potrebbe far pensare il contrario. Pecchiamo di individualismo, di egocentrismo, di pigrizia, di presunzione, di poca visione, di un protagonismo che sa riconoscersi tale solo se ha a disposizione un podio dal quale ergersi su tutto il resto.

La partecipazione non vuol dire anzitutto esserci, anche nelle ultime file?

Non voglio ricercare qui le motivazioni di una tale condotta, né posso sostituirmi alla ricerca che ognuno deve fare anzitutto dentro di sé (io sto già esaminando il modo con cui finora ho partecipato alla vita della mia città e vi assicuro che non è un percorso privo di sofferenza).

Voglio piuttosto richiamare tutti al presente e al futuro, attraverso una richiesta e un impegno.

Sull’esempio del modulo distribuito al centro radiologico, possiamo prendere un foglio bianco e scriverci su: “Al netto del colore partitico, delle mie simpatie o antipatie, del tornaconto personale che potrei ricavare, mi impegno con responsabilità ad informarmi e a valutare il buono di ogni iniziativa pensata per la mia città?” Firmato…

Una richiesta e un impegno che, in sostanza, esigono una partecipazione che vada oltre la sequela di un gruppo di amici.

Dopotutto il salto da fare è proprio questo: da corte a comunità.

Domenica scorsa ho partecipato al primo meeting della cooperazione “Un futuro per Siderno”, svoltosi presso il Cinema Teatro Nuovo. Al netto di qualche sbavatura nei toni e nei contenuti, credo che si possa attestare senza alcun dubbio la positività di un tale evento. Non si guarisce dall’oggi al domani dai limiti che ci caratterizzano e che ho dapprima menzionato. Vero è che non siamo neppure autorizzati a rinviare sempre quel domani.

Non ero informata su molti aspetti riguardanti le 10 priorità fissate all’ordine del giorno: il piano spiaggia, la diga sul torrente Lordo, il palazzetto dello sport, l’albergo non completato sul lungomare, la piscina coperta, il centro polifunzionale, la rete museale nel borgo antico, lo stadio comunale, aiuole e angoli verdi, bonifica SIKA Biodigestore.

I dati acquisiti mi hanno ricordato come il desiderio di cooperare per il bene e lo sviluppo del territorio debba esserci soprattutto quando si programmano i progetti per la città, cioè nel momento in cui si acquisisce contezza della loro fattibilità o non fattibilità e si agisce responsabilmente di conseguenza. Non si coopera solo quando è il momento di risolvere i problemi. Si coopera perché cresca l’armonia negli spazi e nei rapporti umani.

La cooperazione non ha anzitutto al centro il bene della città e del territorio?

L’evento di domenica è stato senz’altro un’opportunità per conoscersi e abbattere quei confini che ci impediscono di incontrarci, pur vivendo all’interno della stessa comunità.

Cito questa iniziativa perché è la più recente, ma tanti altri esempi potrebbero essere fatti.

Concludo arrivando alla spiegazione della seconda ragione che mi ha spinto a pensare al titolo di questa riflessione. Se non assumiamo l’impegno di cambiare verso, di vedere le luci attorno a noi, non solo le ombre, se non riscopriamo la bellezza di fare il tifo per la nostra città, e dunque, per noi tutti, allora quel “fallo”, da un imperativo al fare, si trasformerà in qualcos’altro.

Da verbo a sostantivo. Mi riferisco proprio al termine che nel linguaggio calcistico richiama “l’inosservanza da parte del giocatore delle regole del gioco, o comunque un atto contrario al regolamento del gioco”.

Un gioco dal quale alla fine usciremo tutti sconfitti.

Non è un percorso semplice. È un percorso che richiama la parresia. La parresia, a sua volta, chiama in causa la libertà e l’umiltà. Nessuno di noi è detentore della verità e il bene possiamo cercarlo insieme.

Non è forse questo quello che vogliamo per la nostra città?

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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