Posted On luglio 29, 2017 By In illegalità, Società With 93 Views

Se è “sporco” non chiamatelo lavoro

Una delle massime attribuite al celebre Totò recita così: “A volte è difficile fare la scelta giusta perché o sei roso dai morsi della coscienza o da quelli della fame”. Coscienza e fame, ancora una volta, messe a confronto. Un rapporto sbilanciato, purtoppo, sempre più spesso a favore della fame. Fame di cibo o fame di denaro, fame di vanagloria o di qualsiasi altra cosa materiale di cui l’uomo crede di non potere fare a meno, non importa. Il risultato è il medesimo: è la coscienza a soccombere. Ebbene sì, lo scontro perenne non è soltanto tra capitale e lavoro, come ha scritto giorni fa Danilo Taino sulle colonne del Corriere della sera, ma tra coscienza e fame.

L’operazione antidroga denominata “Ovuli itineranti”, messa a segno qualche giorno fa dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura della Repubblica di Cosenza,  dimostra che c’è talmente tanta fame di interesse e di paura della fame, che il corpo umano stesso, quasi imbottito di ovuli di droga (perchè questa venga poi collocata e smistata sul mercato di riferimento), può diventare l’emblema dell’abdicazione della coscienza a favore della fame, di una cultura della vita a favore di una cultura della morte.

L’ennesimo “lavoro sporco” eseguito per l’interesse di qualcuno. Un lavoro che tale non è, poichè non si riconosce in esso alcun carattere che possa nobilitare l’uomo. In questi casi non è possibile neppure parlare di sfruttamento del lavoro o dei lavoratori perchè, a motivo di quanto appena asserito, se non siamo in presenza di un lavoro non siamo in presenza neppure di lavoratori.

Un’estate di incendi, di inquinamenti, di spaccio di droga, di corruzione. Tutte attività su commissione, certamente ben pagate, con tanto di mandanti (vigliacchi all’ennesima potenza) ed esecutori (vigliacchi al quadrato). Attività illecite, non lavoro.

Non c’è legge umana che tenga di fronte ad un tale abisso e nè mai una legge potra fungere da risposta a due domande che noi, come esseri umani, continuiamo a scansare, a rimandare, ma dalle quali tutto, o almeno gran parte, dipende: temiamo di più la povertà morale o quella materiale? E quale significato diamo al verbo temere?

Il rapporto “coscienza e fame” non va letto secondo una bieca logica populista. Questa serve soltanto a generare equivoci, slogan inutili e zero soluzioni. Coscienza e fame è un conflitto da ricondurre nell’intimo della persona, dal momento che solo nel silenzio può essere risolto o quantomeno visto e percepito in tutta la sua complessità.

Proprio questa mattina, il prof. Flavio Felice, membro del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali, scrive che “La disoccupazione rappresenta una delle cause dell’esclusione delle persone dalle reti di produttività e di scambio. Essa, da un lato, lede la dignità umana e, dall’altro, crea occasioni di sfruttamento delle persone ed impedisce un autentico sviluppo umano, con grave danno per la ricchezza della nazione”.

Noi non possiamo assolutamente affermare che chi presta le sue forze, il suo tempo alle attività illecite sia un disoccuppato, magari un NEET. Questo rende ancora più problematica, anzi più complessa, la riflessione su un lavoro che sia libero. Un lavoro libero perchè liberato da caratteri e vincoli ingiusti o perchè svolto da persone libere perchè in loro il conflitto povertà morale e povertà materiale è risolto?

Totò, nella sua saggezza, parla di morsi. Non specifica se il morso della coscienza sia più profondo del morso della fame o viceversa, lo lascia alla sensibilità e alla libertà di chi ascolta. Non potrebbe essere altrimenti, dopotutto.

E’ sempre una questione di libertà. E’ sempre la libertà il punto di partenza, come anche il punto di arrivo.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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