Posted On marzo 17, 2018 By In Lavoro, Politica, Società With 71 Views

Responsibility: quale vo(l)to dare al Paese?

Il popolo sovrano si è espresso. Il dado è tratto. Nonostante tutto, però, siamo fermi al palo. Diverse sono le ipotesi che in queste ore si susseguono, tutte attraversate dall’immane (?) sforzo di trovare una soluzione/accordo per dare un Governo a questo Paese. Nel frattempo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella invita tutti alla  responsabilità. Responsibility è oggi la parola d’ordine invocata da più parti.

Il tempo della responsabilità, però, non è qualcosa che si improvvisa. Insomma, non possiamo immaginarlo come un coniglio che improvvisamente esce fuori dal cilindro di un bravo mago. Anzi! Qui di magico c’è poco, anche se nella recente campagna elettorale molti sono stati gli illusionisti. Da dove dovrebbe provenire oggi la responsabilità se appena ieri abbiamo definito la campagna elettorale come una delle più misere degli ultimi anni? Gli attori di ieri sono forse diversi da oggi? No, sono sempre loro, sono sempre gli stessi. L’appello di Mattarella è destinato a cadere nel vuoto o può ancora sperare di essere accolto da interlocutori improvvisamente folgorati sulla via di Damasco? E nel frattempo il Paese cosa farà?

Che fine faranno tutte le proposte sul lavoro che le parti sociali, le organizzazioni di settore hanno indirizzato alle forze politiche durante la campagna elettorale? La CISL, Federturismo, Federalberghi, Confindustria hanno formulato proposte concrete, proposte serie per la realizzazione di un obiettivo comune: far crescere il Paese. Eppure il lavoro di questi organismi, di queste istituzioni sembra essere caduto nel dimenticatoio. Oggi ci sono i partiti e i cittadini, c’è una geografia politica da leggere o rileggere, c’è un Paese che, volente o nolente, proprio oggi, 17 marzo, festeggia la sua Unità.

Proprio così, il Paese. Oggi è sul Paese che dobbiamo soffermarci.

Se è vero, infatti, che la campagna elettorale è stata caratterizzata da proposte irresponsabili, perchè probabilmente irrealizzabili, è pur vero che i cittadini si sono schierati in maniera netta a favore dei partiti che maggiormente hanno esasperato le loro “necessità”, i loro bisogni attraverso quelle proposte. Va detto che non tutti i bisogni corrispondono o generano dei diritti e il gesto irresponsabile di quelle forze politiche, che hanno fatto credere il contrario pur di ottenere la vittoria, sta già producendo una concezione ancora più distorta di quello che è il bene comune.

Va detto, inoltre, che ci sono dei diritti che percepiamo ancora come delle concessioni, per i quali forse non siamo sufficientemente pronti a combattere con il coraggio della quotidianità, soprattutto al Sud, e che hanno a che fare proprio con il lavoro. E a proposito del lavoro, prima di voltare pagina, sarebbe doveroso ricordare due impegni importanti che sono stati assunti nella precedente legislatura a difesa del lavoro dignitoso: la legge contro la schiavitù del caporalato e la norma sul pagamento delle buste paga contenuta nella Legge di Bilancio 2018.

Ma torniamo al concetto di responsabilità. Mettendo un attimo da parte la condotta dei partiti, sottolineando come sempre il rispetto per le diverse anime e posizioni, possiamo asserire che il voto dei cittadini italiani sia stato responsabile? Come possiamo rispondere a questa domanda?

C’è una virtù che precede l’esercizio della responsabilità ed è la prudenza.

La prudenza “rende capaci di prendere decisioni coerenti, con realismo e senso di responsabilità nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni. La visione assai diffusa che identifica la prudenza con l’astuzia, il calcolo utilitaristico, la diffidenza, oppure con la pavidità e l’indecisione, è assai lontana dalla retta concezione di questa virtù, propria della ragione pratica, che aiuta a decidere con assennatezza e coraggio le azioni da compiere, divenendo misura delle altre virtù. La prudenza afferma il bene come dovere e mostra il modo con cui la persona si determina a compierlo. Essa è, in definitiva, una virtù che esige l’esercizio maturo del pensiero e della responsabilità, nell’obiettiva conoscenza della situazione e nella retta volontà che guida alla decisione” (Compendio DSC).

Siamo stati prudenti e per questo responsabili?

Alla luce  di questa provocazione, quale voto possiamo dare oggi al Paese? Quale volto ha oggi il Paese?

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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