Posted On Settembre 6, 2017 By In Lavoro, Sicurezza sul lavoro, Società With 441 Views

Per un lavoro sicuro, per una vita custodita

Siamo ormai talmente coinvolti nel dibattito sul “lavoro sicuro”, inteso come impiego stabile, che abbiamo probabilmente perso di vista come con il termine “lavoro sicuro” dovremmo intendere ben altro, ad esempio, il rispetto per la vita del lavoratore. “Il nostro Paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. E’ indispensabile che le norme sulla sicurezza nel lavoro vengano rispettate con scrupolo e che i controlli siano attenti e rigorosi”. Queste le parole rilasciate dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, all’indomani della diffusione dei dati Inail del II trimestre del 2017. Dati impietosi che rilevano, tra l’altro, come “le denunce di infortunio con esito mortale riferite al periodo gennaio-giugno 2017 sono 473, il 2,6{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544} in più rispetto al periodo gennaio-giugno 2016. L’aumento riguarda solo i maschi, le cui denunce passano da 413 a 427 (+3,39{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544}) mentre, per le femmine, si registra una diminuzione del 4,17{cbd9c1faeba5711866380b8c9dfc181d05577eef0adb5294792d39edd3158544}”.

Parole vuote, forse soltanto stanche, quelle pronunciate dal Presidente Mattarella. Parole che sentiamo ripetere ogniqualvolta un uomo o una donna perdono la vita sul posto di lavoro. Ogni anno, ogni mese, quasi ogni giorno, purtroppo.

Ma che cos’è esattamente un vuoto? C’è il vuoto delle parole, quello che percepiamo perfettamente quando non c’è una connessione tra la voce e il cuore; c’è il vuoto normativo, che andrebbe colmato per una maggiore tutela dei lavoratori, che potrebbe anche essere inteso come distanza tra la lettera e lo spirito dei nostri tempi; c’è il vuoto istituzionale nel quale si registra una carenza di responsabilità facilmente imputabili; c’è il vuoto nel quale precipita chi non è difeso sufficientemente e il vuoto di chi non è sufficientemente attento a cogliere le opportunità che vengono proposte per poter garantire la sicurezza dei lavoratori, come il Bando Isi Inail,  istituito”per finanziare in conto capitale le spese sostenute per i progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro realizzati da imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura”.

A conti fatti, dunque, dovremmo forse essere tutti risucchiati da questi vuoti? Neanche per idea!

In molti invocano una rivoluzione culturale, non solo per quanto attiene al mondo del lavoro. Cosa sarà mai questa rivoluzione da tutti o da molti invocata? Cos’è che necessita di una rivoluzione? Abbiamo un punto di riferimento, la nostra Costituzione, che parla chiaro. I nostri valori sono lì, nero su bianco, ed è anche in quei valori che “prende corpo” la nostra cultura. Dunque, cosa andrebbe rivoluzionato? La rivoluzione consisterebbe nel dare concretezza a questi valori? Nel trasformare i valori in scelte di campo? Chiariamoci, altrimenti anche questa espressione rischia di trasformarsi in un pronunciamento vuoto di significato.

Forse sarebbe più opportuno parlare di attenzione all’umano prima ancora che di formazione al lavoro? Questa sì che potrebbe essere una rivoluzione, soprattutto oggi. Non dimentichiamo che il protagonista, il soggetto del lavoro è l’uomo con tutta la sua dignità.

Proprio per il rilancio di questa prospettiva, iniziative come il concorso “Il destino non c’entra”, promosso dall’Inail e dall’Anmil di Pesaro e Urbino, rivolto agli studenti delle classi III e IV degli Istituti scolastici della provincia di Pesaro e Urbino, invitati a realizzare elaborati sul tema “Ambiente di lavoro sani e sicuri ad ogni età”, sono decisamente passi positivi e significativi, iniziative da diffondere su tutto il territorio nazionale, per una risalita decisa e decisiva dai vuoti elencati in precedenza, prima che essi diventino abissi.

Investire sulla formazione delle nuove generazioni è fondamentale. I temi della custodia e del rispetto della propria vita e della vita altrui, e quindi della sicurezza sul lavoro, del lavoro sicuro, sono quanto mai cruciale per i giovani, soprattutto oggi.

E’ addirittura superfluo spiegare il perchè.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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