Posted On Dicembre 19, 2018 By In Un #pensiero alle 20.00 With 294 Views

Nel silenzio del bosco

Mentre giunge dall’UE l’okay informale alla manovra economica del governo Lega-M5S, a cui sono legate in modo drammatico le sorti del Paese, la cronaca ci consegna storie di una umanità ferita, difficilmente riconoscibile in chi si macchia di atroci reati. La questione della sicurezza sul lavoro ritorna ciclicamente al centro del dibattito pubblico perchè sono ancora troppi gli incidenti e le morti. Sarà, infatti, interessante verificare cosa prevede la manovra per questo delicatissimo ambito. Una storia da raccontare, con grande amarezza, è quella del giovane ventottenne moldavo, ritrovato, appena un mese fa, in un bosco del Trentino, lungo una scarpata. Le indagini avviate hanno fatto emergere che quella che voleva essere spacciata per una tragica fatalità, una caduta accidentale, in realtà nascondeva altro: un incidente sul lavoro. Una brutta storia. L’imprenditore, spaventato, ha provato a “liberarsi” del corpo del boscaiolo, assunto senza contratto.

La paura, ovviamente, non giustifica l’accaduto. Non ci si libera di una persona come ci si libera di una cosa…..così, gettandola in una scarpata, nel silenzio del bosco. Vitali Mardari, questo il nome del bosciolo moldavo, è rimasto solo, abbandonato, come una cicca di sigaretta gettata lungo la strada. Tutto questo ci provoca dolore o indignazione? L’effetto che suscita in noi è simile a quello di un forte mal di testa al quale sappiamo comunque di poter porre rimedio con la medicina giusta o quello di una arsura alla gola tale che neppure una quantità incalcolabile di acqua può riuscire a temperare?

Non sappiamo come e quali siano stati i rapporti tra il datore di lavoro e il giovane fino al giorno del tragico incidente. Magari nei mesi o nei giorni precedenti avranno anche scherzato, bevuto qualcosa insieme dopo una fredda ed intensa giornata di lavoro, addirittura parlato di come migliorare le condizioni di lavoro di Vitali, con la promessa di un vero e proprio contratto. Una cosa è certa: nessuno dei due protagonisti avrebbe mai potuto immaginare che il loro rapporto di conoscenza e di lavoro potesse terminare in quel modo.  O forse sì.

La qualità dei semi che piantiamo per produrre determinati frutti è indispensabile perchè il raccolto sia buono. Quando le relazioni di lavoro nascono su basi non definite, quando non diamo importanza al seme che impieghiamo per farle crescere, non è tanto difficile immaginare epiloghi tristi e anche tragici, come in questo caso. I contratti di lavoro non possono e non devono essere considerati semplici pezzi di carta, privi di significato, noie da cui liberarsi. Le righe che riempiono le pagine dei contratti, ogni carattere da cui è composta ogni singola parola è posto lì per custodire la vita di tutti i soggetti coinvolti.

 

 

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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