Posted On agosto 4, 2017 By In Mezzogiorno With 59 Views

Crescita economica del Mezzogiorno: resto al Sud. No, tu no

Il  decreto legge 91/2017,  meglio conosciuto come decreto Mezzogiorno (che può dire tutto e allo stesso tempo non dire niente), dopo il via libera definitivo della Camera, è diventato legge. Il progetto (?) viene salutato da molti come una ripartenza in cui credere per risollevare le sorti del Sud del Paese, dal momento che questo sconta un disagio maggiore rispetto a quello delle altre regioni d’Italia, non certo da oggi o dall’inizio del nuovo millennio.

In tutti questi anni abbiamo ascoltato fiumi di parole e contato fiumi di denaro. Nonostante questo ci ritroviamo ancora una volta di fronte alla necessità di dover ricorrere ad una decretazione d’urgenza per risolvere una questione pur sempre atavica. Siamo di fronte ad una ripartenza o ad un acclarato punto di non ritorno?

Se leggiamo le motivazioni poste sin dall’inizio come premessa al testo del decreto, l’ago della bilancia sembrerebbe tendere dalla parte della seconda opzione, per un motivo molto semplice. L’iniziativa legislativa vuole “incrementare la crescita economica ed occupazionale delle regioni del Mezzogiorno, non solo attraverso l’individuazione di misure incentivanti per la giovane imprenditoria, ma individuando nuovi strumenti di semplificazione per velocizzare i procedimenti amministrativi funzionali a favorire la crescita economica nel Mezzogiorno e la coesione territoriale”.

In sintesi: si tenta di colmare il divario tra Nord e Sud con delle misure incentivanti per l’imprenditoria quando si asserisce in maniera palese che il problema non sta nella capacità di avere o meno una iniziativa, più o meno buona,  quanto nelle procedure di una sistema amministrativo mal funzionante, che può costituire un freno, se non addirittura l’arresto dell’iniziativa stessa.

Scorrere il testo del provvedimento convertito in legge, soprattutto nella parte relativa alla misura a favore dei giovani imprenditori nel Mezzogiorno, atta a promuovere la costituzione di nuove imprese nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, restituisce la sensazione di avere di fronte un blocco di marmo sul quale è necessario lavorare di scalpello per riuscire a portare in superficie “l’opera” definitiva.

Sono necessari dei colpi di scalpello, dunque, per eliminare il materiale in eccesso e sprigionare il potenziale di efficacia che il provvedimento contiene? Proviamo a capire se è vero. Il limite di età, ad esempio, dai 18 ai 35 anni, posto come requisito per accedere ai finanziamenti messi a disposizione, imprigiona o sprigiona la forza dell’iniziativa? Per caso nel Mezzogiorno gli over 35 non hanno problemi di occupazione, sono forse incapaci di mettere in piedi una iniziativa imprenditoriale o, se lo sono, non hanno bisogno di alcun supporto? Il Sud sconta una condizione di disagio rispetto alle altre regioni d’Italia solo a causa degli under 35?

E che dire del requisito che devono possedere, rispettare o “recuperare” i candidati, in merito all’obbligo di residenza nelle regioni interessate dalla misura “Resto al Sud”?  Il legame con il proprio territorio si consolida o si conquista solo con il denaro?  Al punto 12 del testo di legge, poi, viene specificato che “le societa’ di cui al comma 6, lettera b), possono essere costituite anche da soci che non abbiano i requisiti anagrafici di cui al comma 2, a condizione che la presenza di tali soggetti nella compagine societaria non sia superiore ad un terzo dei componenti e non abbiano rapporti di parentela fino al quarto grado con alcuno degli altri soci”. Gli over 35 sono esclusi, dunque, oppure inclusi seppure in una posizione di marginalità. Perchè?

La scelta di escludere dal finanziamento le attività “libero professionali e del commercio ad eccezione della vendita dei beni prodotti nell’attivita’ di impresa”, da quale logica vocazionale è mossa? Perchè il limite di età si eleva da 35 a 40 anni nel caso dei “beni di cui al comma 3 che possono essere dati in concessione, per un periodo non superiore a nove anni rinnovabile una sola volta, previa presentazione di un progetto volto alla valorizzazione e all’utilizzo del bene”?

Perchè secondo l’Articolo 3 (Banca delle terre abbandonate o incolte e misure per la valorizzazione dei beni non utilizzati) sono considerati abbandonate e incolte “le aree edificate ad uso industriale, artigianale, commerciale, turistico-ricettivo e le relative unità immobiliari che risultino in stato di abbandono da almeno quindici anni o nelle quali non risultino più operative aziende o società da almeno quindici anni”? E se un giovane imprenditore individuasse un’area, una unità immobiliare da valorizzare in base ad un determinato progetto e quell’unità immobiliare o area fossero in stato di abbandono da 12-13 anni, cosa succederebbe? Il Mezzogiorno si lascerebbe sfuggire un’occasione di rilancio, di riscatto, per uno stupido cavillo?

Vogliamo trasformare il Mezzogiorno in una terra di opportunità o farla rimanere limbo di infiniti cavilli? E soprattutto, puoi mai una mano guidata dalla mentalità di un burocrate scrivere un progetto di rilancio per il Sud?

Il vero problema non sta nel fare nascere una impresa nel Mezzogiorno, nel farla crescere, ma nel farla “durare”, nel farla “resistere” a tutti venti minacciosi che ben conosciamo. Ecco perchè non è possibile porre come requisito di accesso al finanziamento un limite di età, perchè questo potrebbe voler dire escludere dall’operazione di riscatto persone motivate e perseveranti, per questo motivo legate anzitutto al territorio, e costringerle a scontare come peccato il fatto di avere più di 35 anni. Il principio non vale solo per l’operazione “Resto al Sud”, ma per tante, tante iniziative di sviluppo.

Siamo ancora in tempo per tirare i colpi di scalpello necessari a liberare un progetto che rischia di risultare inefficace e di rimanere ingabbiato in fiumi di parole e fiumi di denaro, come in passato?

Il testo sulla crescita economica nel Mezzogiorno è composto di altri articoli, come l’istituzione delle Zone Economiche Speciali, ma questo è un altro capitolo di cui The Job Enquirer si occuperà a breve.

 

Tags : , , , , , , ,

La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

  1. Resto al Sud? Avanti con gli slogan. ..nulla di nuovo per il rilancio dell’economia meridionale. Solo un copia ed incolla di provvedimenti già visti e fallimentari! Come ben evidenziato il limite dei 35 anni è oramai anacronistico. .anzi direi discriminatorio!
    Aggiungerei inoltre che il testo è spinto più d esigenze di campagna elettorale (Politiche 2018) che da senso di responsabilità per una parte del territorio abbandonato a se stesso dalla istituzioni c.d. “democratiche “!

Rispondi