Posted On dicembre 14, 2016 By In Economia, Sviluppo With 45 Views

Governo Gentiloni e Mezzogiorno: che posto ha la priorità?

A poche ore dall’istituzione del Ministero senza portafoglio per la Coesione Territoriale e Mezzogiorno una domanda nasce spontanea: perchè la “causa” del Mezzogiorno è stata inserita nell’area della coesione territoriale e non dello sviluppo economico? Perchè in fase di “revisione” nella composizione della squadra di lavoro ( il virgolettato è d’obbligo) e della sua impostazione metodologica, non si è proceduto a dare l’avvio al Ministero per lo Sviluppo economico e il Mezzogiorno, anzichè creare un ministero senza portafoglio che ha soprattutto un significato politico?

La causa del Mezzogiorno, per intenderci, ci azzecca di più con la coesione territoriale o con lo sviluppo economico?

Le motivazioni addotte dal Presidente Gentiloni sembravano andare in una direzione precisa: «Una priorità di questo governo sarà il Mezzogiorno, dove il lavoro è un’emergenza più drammatica che altrove». Allora perchè inserire la causa del Mezzogiorno nell’area della coesione territoriale affidando, tra l’altro, i lavori al Ministro Claudio De Vincenti, che è stato proprio Sottosegretario e Vice Ministro dello Sviluppo economico nei governi precedenti, che è anche un modo per ammettere che la questione va trattata in questi termini e inserita in ambiti diversi, seppur importanti, dalla coesione territoriale?

Che ruolo avrà, a questo punto, l’Agenzia pubblica per la coesione territoriale, istituita solo qualche anno fa e sottoposta alla vigilanza del Presidente del Consiglio dei ministri o del Ministro delegato? Assisteremo ad una sovrapposizione di competenze e ad una lievitazione di costi?

Un’ulteriore domanda: dal momento che il Mezzogiorno dovrà essere una priorità per questo Governo, perchè non affidare i lavori ad una personalità che proviene da questa realtà territoriale? Un conto è l’esperienza maturata nel settore, un conto è essere cresciuto respirando l’aria del Sud. In questo senso la dimensione del territorio c’entra, eccome, e sarebbe importante mettere in piedi una squadra di lavoro rappresentativa delle regioni del Mezzogiorno.

Subito dopo la pubblicazione delle anticipazioni del Rapporto Svimez 2016, il prof. Vittorio Daniele, docente di Politica Economica presso l’Università degli studi “Magna Grecia” di Catanzaro, forniva un quadro bene preciso della condizione in cui versa il Sud, che vale la pena di ricordare attraverso alcuni passaggi dell’intervista rilasciata a The Job Enquirer:

Lo storico ritardo del Sud dipende, essenzialmente, dal fatto che, negli anni di più intensa industrializzazione (un periodo durato fino agli anni’70), il Sud è rimasto sostanzialmente ai margini di quel processo. L’industria è fondamentale per la crescita economica. Il suo scarso peso nella struttura produttiva meridionale spiega il divario rispetto al Centro-Nord. Recuperare il ritardo accumulato in passato non è possibile. È possibile, però, attuare degli interventi che consentano alle regioni meridionali di beneficiare di processi virtuosi di sviluppo. Colmare il ritardo infrastrutturale; potenziare le infrastrutture portuali; investire in settori in crescita, come quello energetico o nella filiera agroalimentare di qualità. Sono alcuni esempi di ciò che si può fare. È chiaro, però, che la crescita del Mezzogiorno dipende anche da quella del Paese nel suo complesso. Ridurre inutili vincoli normativi, semplificare il quadro normativo e burocratico, rendere più efficiente il sistema della giustizia, migliorare la qualità della formazione, investire in nuove tecnologie. Si tratta di interventi che non servono solo al Mezzogiorno, ma al Paese e che, certamente, avvantaggerebbero anche le regioni più deboli. E’ necessario che i vincoli allo sviluppo, come la criminalità, l’inefficienza dei servizi pubblici, la carenza infrastrutturale vengano superati. È in quegli ambiti che il ruolo dello Stato e delle istituzioni locali deve essere più incisivo.

Il Rapporto Svimez mette in evidenza punti importanti di cui sarà necessario tenere conto se il Mezzogiorno è destinato ad essere davvero una priorità per il Paese, al di là della mission del Ministro Claudio De Vincenti che sarà chiamato a proseguire la regia dell’impiego dei fondi comunitari 2014-2020, del Fondo sviluppo e coesione, dei Patti sottoscritti con le Regioni del Sud e le Città metropolitane e degli altri interventi nazionali in corso o programmati nelle aree del Mezzogiorno: una “nuova emigrazione” (sono 1.627 i meridionali che dal 2002 al 2014 sono emigrati dal Sud verso il Centro-Nord) e la penalizzazione delle Università del Sud.

Sempre il prof. Vittorio Daniele ricorda, nella seconda parte dell’intervista, come

le politiche nazionali, in particolare nell’ultimo decennio, stanno fortemente penalizzando le Università del Sud. Il rischio concreto è che si crei un sistema duale, in cui il Mezzogiorno diviene sempre più periferico. La riduzione dei finanziamenti e il calo degli immatricolati, di fatto, porteranno allo smantellamento di parte del sistema della formazione universitaria meridionale. A pagarne le conseguenze saranno, in particolare, le famiglie e gli studenti con minori risorse economiche. L’emigrazione è una scelta talvolta voluta, spesso obbligata. I giovani partono alla ricerca di opportunità professionali che mancano al Sud e, più in generale, in Italia. I cosiddetti Patti con le regioni del Sud contengono, in realtà, risorse che erano già state precedentemente stanziate. Insomma, una questione d’immagine più che di sostanza. Il dibattito su macroaree e territori mi sembra, tutto sommato, meramente nominalistico. (…) Più in generale, non credo che lo sviluppo economico meridionale sia solo una questione di risorse finanziarie. Queste, naturalmente, servono. Ma non bastano a creare sviluppo. La creazione di ricchezza e di occupazione dipende dagli investimenti privati, cioè passa attraverso logiche di mercato. Il settore pubblico deve, ovviamente, creare un contesto favorevole  agli investimenti. Ma, come è noto, la programmazione economica non è una condizione sufficiente perché le imprese investano.

A fronte di questo, allora, il Mezzogiorno è materia da affrontare all’interno dell’alveo della coesione territoriale o dello Sviluppo economico? Nella speranza che la domanda possa essere presa sul serio, il Rapporto Svimez costituisce intanto un’agenda importante nelle mani del Presidente Gentiloni, perchè la causa del Mezzogiorno possa essere affrontata seriamente, una volta per tutte.

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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