Posted On giugno 19, 2016 By In Caporalato With 57 Views

Luci e ombre del Protocollo d’Intesa contro il caporalato

Il 27 maggio scorso i Ministeri dell’Interno, del Lavoro, delle Politiche agricole alimentari e forestali, hanno reso noto che i Ministri Maurizio Martina, Giuliano Poletti e Angelino Alfano hanno firmato il Protocollo contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura. Un evento salutato da molti come un ulteriore passo fondamentale per ristabilire l’ordine e la legge in un settore in cui si registrano, da molti anni ormai, continue violazioni dei diritti umani.

Il dato incontrovertibile è proprio questo.

Da un’attenta lettura del comunicato stampa, diffuso in occasione della sigla del Protocollo d’Intesa,  emergono numerosi interrogativi, luci e ombre.

Partiamo dalle luci:

  •  Il numero dei soggetti. Sono ben 22 i soggetti che hanno sottoscritto l’intesa, compresi i tre Ministeri: Ispettorato Nazionale del Lavoro, Regione Basilicata, Calabria, Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia, le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil, le associazioni di categoria Coldiretti, Cia, Copagri, Confagricoltura, Cna, Alleanza delle Cooperative, Caritas, Libera e Croce Rossa Italiana;
  • La finalità. La finalità di sostenere e rafforzare gli interventi di contrasto al caporalato e allo sfruttamento su tutto il territorio nazionale, in particolare a partire dai territori di Bari, Caserta, Foggia, Lecce, Potenza, Ragusa e Reggio Calabria.

Passiamo alle ombre: per descrivere le ombre presenti nell’accordo sarà utile procedere con la suddivisione in capitoli dei punti cruciali che lo delineano: Regioni, Prefetture, Associazioni di categoria, Risorse, Azioni Principali.

Capitolo Regioni.

Se l’intervento di contrasto al caporalato riguarda tutto il territorio nazionale perché tra i soggetti sottoscrittori dell’intesa ritroviamo soltanto sei regioni d’Italia su venti? Eppure tra le aziende ammesse alla Rete per il Lavoro agricolo di qualità vi sono alcune che operano in Lombardia, Emilia Romagna, Umbria, Veneto, Toscana, Lazio, regioni queste ultime due a cui i giornali hanno dedicato pagine intere per raccontare espisodi di schiavitù lavorativa, anche nel settore agricolo.

Fa riflettere, inoltre, il fatto che la Conferenza delle Regioni faccia parte della Cabina di regia istituita per la Rete per il Lavoro agricolo di qualità, mentre non sia sottoscrittrice di un accordo che riguarda interventi ad ampio raggio.

L’assenza delle rimanenti quattordici regioni italiane interpella anche in merito alla composizione del Gruppo Lavoro, indicato nel Protocollo, che dovrà essere composto dai rappresentanti dei dicasteri, delle Regioni e delle organizzazioni firmatarie, e alla sua efficacia, dal momento che questa equipe dovrà stabilire programma e calendario lavori.

Capitolo Prefetture.

La regia delle Prefetture sarà centrale per l’opera di coordinamento delle attività che verranno messe in campo, grazie all’istituzione, si legge sempre nel comunicato, di tavoli di lavoro che saranno presieduti dai Prefetti e “finalizzati ad individuare i progetti da realizzare in base alle esigenze delle singole realtà territoriali”.

Proprio il numero esistente delle Prefetture su tutto il territorio nazionale è stato al centro di un consistente dibattito nel 2015, soprattutto tra Governo e sindacati, a motivo di un decreto del Presidente della Repubblica, contenente il Regolamento di riorganizzazione del Ministero dell’Interno, che prevedeva l’accorpamento di ben 23 di esse. La stessa regione Calabria sarebbe stata colpita dal provvedimento, visto l’accorpamento ipotizzato della Prefettura di Vibo Valentia con la Prefettura di Catanzaro.

Solo nel dicembre dello stesso anno il ministro dell’Interno, on. Alfano, ha presentato un emendamento alla Legge di Stabilità del 2016 affinchè «le Prefetture restino, tutte, a presidio dei territori come antenne dello Stato in questo particolare momento in cui la loro presenza capillare è fondamentale per i cittadini in termini di sicurezza e di garanzie sociali».  Il ministro Alfano ha confermato la volontà da parte del Governo di non procedere con la chiusura delle 23 Prefetture, ha parlato di un processo di organizzazione della presenza sul territorio di questi organismi, armonizzato con le disposizioni contenute nella Legge Madia, e di aver incassato anche il parere favorevole del Dipartimento della Funzione Pubblica e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

A questo punto sarebbe importante capire esattamente cosa significhi “organizzazione armonizzata con le disposizioni contenute nella Legge Madia”, a motivo del ruolo cruciale che il Protocollo d’Intesa assegna ai Prefetti nell’attività di contrasto al caporalato.

Al di là delle risorse necessarie di cui bisognerà disporre, la lotta al caporalato e allo sfruttamento lavorativo in agricoltura necessita di punti fermi e di un piano a lungo termine, non di un clima di incertezza. L’estemporaneità di attività, pur numerose e pur motivate da nobilissime intenzioni, non potrà produrre frutti importanti.

Capitolo Associazioni di categoria

E’ interessante notare che le diverse Associazioni di categoria che hanno sottoscritto il protocollo rappresentano numerosissime aziende agricole, un elenco stratosferico difronte a quello relativo alla Rete per il lavoro agricolo di qualità, che conta ancora pochi iscritti in tutto il territorio nazionale, secondo i dati riportati sul sito dell’INPS, aggiornati a venerdì 8 luglio. Ciascuna di queste associazioni, confederazioni, ha già un proprio codice etico interno. Solo per questo le aziende agricole da esse rappresentate avrebbero potuto già da tempo aderire alla Rete.

Possibile che le associazioni di categoria siglino il Protocollo e allo stesso tempo le aziende da queste rappresentate non aderiscano alla Rete, dal momento che questo organismo è uno strumento sul quale il Governo punta molto nella lotta contro il caporalato? A questo punto sarebbe interessante  capire se davvero le aziende agricole sono messe nella condizione di aderire alla Rete per il lavoro agricolo di qualità e se l’adesione alla Rete garantisca alle aziende un riscontro in termini di “vantaggi” per la virtuosità dimostrata.

Un esempio: nel sito dell’Alleanza delle Cooperative italiane è possibile leggere i contenuti di un Protocollo per la legalità che questa associazione ha sottoscritto con il Ministero dell’Interno. L’adesione a questo Protocollo produce alcuni vantaggi, tra i quali spicca “una qualificazione etica e reputazionale” e soprattuto l’impegno da parte del Ministero dell’Interno a “ottimizzare le procedure di rilascio della documentazione antimafia”.

Capitolo risorse.

Nel comunicato leggiamo che “le attività previste dal Protocollo saranno finanziate anche grazie al Ministero dell’Interno, attraverso il PON Legalità e il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione”.

Anche vuol dire non solo, pertanto, sempre per le motivazioni sopra espresse, circa la disponibilità delle risorse e una programmazione a lungo termine, sarebbe utile sapere a quali altre fonti di finanziamento si farà riferimento.

Capitolo Azioni principali

L’intesa si prefigge di mettere a segno una serie di azioni principali:

  1. Stipula di convenzioni, per l’introduzione del servizio di trasporto gratuito per le lavoratrici e i lavoratori agricoli che copra l’itinerario casa/lavoro;
  2. Istituzione di presidi medico-sanitari mobili per assicurare interventi di prevenzione e di primo soccorso;
  3. Destinazione d’utilizzo di beni immobili disponibili o confiscati alla criminalità organizzata per creare centri di servizio e di assistenza socio-sanitari organizzati dalle competenti istituzioni anche in collaborazione con le organizzazioni di terzo settore e con le parti sociali;
  4. Progetti pilota che prevedano l’impiego temporaneo di immobili demaniali in caso di necessità di gestione delle emergenze connesse all’accoglienza dei lavoratori stagionali;
  5. Bandi per promuovere l’ospitalità dei lavoratori stagionali in condizioni dignitose e salubri, per contrastare la nascita o il perdurare di ghetti;
  6. Sperimentazione di sportelli di informazione per l’incontro domanda e offerta di servizi abitativi, anche valorizzando le esperienze promosse dalle parti sociali;
  7. Organizzazione di servizi di distribuzione gratuita di acqua e viveri di prima necessità per lavoratori stagionali;
  8. Potenziamento delle attività di tutela ed informazione ai lavoratori;
  9. Attivazione di servizi di orientamento al lavoro mediante i Centri per l’impiego  ed i servizi attivati dalle parti sociali, in prossimità del luogo di stazionamento dei migranti, per consentire un facile accesso ai servizi forniti dallo stesso ente;
  10. Attivazione di sportelli informativi attraverso unità mobili provviste di operatori quali mediatori linguistico-culturali, psicologi e personale competente;
  11. Istituzione di corsi di lingua italiana e di formazione lavoro per i periodi successivi all’instaurazione del rapporto di lavoro agricolo.

Non vi è dubbio che sia un’agenda ambiziosa e proprio per questo è necessario provare a capire di più su come sarà possibile realizzare quanto proposto.

Chi saranno i soggetti che stipuleranno le convenzioni? (1)

Anche per la destinazione degli immobili disponibili o confiscati alla criminalità dovranno essere presentati dei progetti specifici e quindi occorrerà attendere la pubblicazioni di specifici bandi? (3)

Chi dovrà prendere l’iniziativa per i  progetti che prevedano l’impiego temporaneo di immobili demaniali in caso di necessità di gestione delle emergenze connesse all’accoglienza dei lavoratori stagionali? (4)

Quale Ministero dovrà isitutire i Bandi per promuovere l’ospitalità dei lavoratori stagionali in condizioni dignitose e salubri, per contrastare la nascita o il perdurare di ghetti?  Oppure verrà dato campo libero alle Regioni? Solo alle Regioni firmatarie dell’ Intesa o a tutte? (5)

E’ importante capire il coinvolgimento dei Centri per l’impiego anche alla luce della situazione delicata im cui si trovano i dipendenti a seguito della disciplina che la legge 56/2014 detta per le Province. (9)

Come e da chi verrà selezionato il personale che sarà impiegato negli sportelli informativi? (10)

Da chi saranno istituiti i corsi di lingua italiana? Da chi saranno gestiti e dove si svolgeranno? (11)

Le ombre superano di gran lunga le luci e molti sono gli interrogativi che necessitano di risposte.

Al centro di tutto c’è la persona, ci sono i poveri, gli esclusi, gli sfruttati.

E se le parole abbondano, il tempo per salvare le persone dalla schiavitù del caporalato stringe.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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