Posted On Maggio 28, 2022 By In L'informazione With 75 Views

Lavoro=Dignità?

In un periodo storico così incerto a livello globale, in una fase in cui vanno diffondendosi le crisi economico-sociali e le guerre ( Marx classica queste ultime come la conseguenza naturale delle prime, sintomo di un sistema, quello capitalista, morente), è inevitabile parlare di lavoro,inteso, brevemente, come quell’attività volta a fornire un servizio alla collettività in cambio di una retribuzione.

Ricollegandoci a quanto detto nella rubrica della scorsa settimana, aggiungendo un tassello in più, cercheremo di fornire un quadro ancora più dettagliato e omogeneo di quanto successo in Sicilia nelle scorse ore.
Si sente sempre più spesso parlare, nelle trasmissioni televisive e leggendo le principali testate giornalistiche italiane, di riforme strutturali da attuare anche nel mercato del lavoro, condizione base e inderogabile per ottenere i tanto agognati fondi europei del Pnrr.

Ha destato particolare stupore l’iniziativa di alcuni giovani siciliani, operanti nel settore della ristorazione e del turismo, che nel centro di Palermo hanno affisso manifesti a scopo provocatorio per denunciare le condizioni inaccettabili alle quali sono sottoposti loro e i rispettivi colleghi (nessun giorno di riposo e retribuzione da fame pari a 4€ l’ora).Una giovane manifestante ha denunciato di essere stata addirittura licenziata dopo essersi rifiutata di lavorare nel giorno che le spettava di riposo senza alcun emolumento.
Condizioni di lavoro inaccettabili per un Paese civile quale si definisce l’Italia.

Già la scorsa settimana avevamo posto l’attenzione riguardo l’impellente necessità di approvare, o quantomeno iniziare i lavori in Parlamento per l’approvazione di una legge che stabilisca un salario minimo orario in base alla mansione svolta per metterci in pari con i nostri partner europei.
Basti pensare che in Germania è stato approvato un salario minimo orario pari a 12 €.
Al di sotto di questa soglia nessun imprenditore o azienda può retribuire i propri dipendenti.
Caro Stato Italiano, svegliamoc

Antonio Gimondo

Dottore in Scienze Politiche

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