Posted On Marzo 26, 2020 By In Un #pensiero alle 20.00 With 229 Views

Fenomenologia dei gruppi WhatsApp

Qualche giorno fa la mia amica Giulia ha pubblicato su Facebook una riflessione davvero molto bella. Nel post metteva in evidenza come al mattino, ovviamente in questo tempo, non riusciamo ad accostarci ai messaggi WhatsApp (e dei diversi social) con quell’ entusiasmo del prima Covid -19.

Vista la complessità del momento, stasera proverò a condividere un pensiero più light, che riguarda proprio la messaggistica richiamata da Giulia.

Quando penso ai gruppi WhatsApp mi viene in mente un ragazzo in bici che ogni mattina percorre un viale e lancia il giornale all’interno dei cortili di alcune villette a schiera. In quanti film americani avremo visto concretizzarsi questa scena! Lancia il quotidiano e se ne va fischiettando. Mi verrebbero in mente altri esempi da fare, ma cito questo perchè è il più elegante.

I gruppi sono “luoghi di consegna” più che di condivisione…. specie quando i gruppi sono composti da tante persone. Una consegna, a volte la medesima, che ci viene fatta più volte nella stessa giornata. Capita infatti di fare parte di più gruppi e che gli utenti più attivi facciano parte insieme a te di quella determinata squadra. Non è davvero possibile stare dietro a tutto e a tutti.

Nonostante questo, però, nonostante questa difficoltà sia molto comprensibile, c’è qualcuno che addirittura ardisce a scriverti in privato per rimproverarti della tua poca attività. Le bacchettate si sprecano, insomma.

E vogliamo dire qualcosa di chi preferisce incidere un audio piuttosto che scrivere un messaggio? Sembra che chi utilizza questo metodo non si renda conto che l’interlocutore avrà certamente bisogno di più tempo per ascoltare che per leggere. Sembra, dico bene, perchè a volte non solo si rende conto, ma addirittura ammette senza pudore la sua convenienza nel farlo: “Scusate se incido un audio, ma è più comodo”. Certo, per te.

Il rapporto costi/benefici non quadra, è evidente.

Ancora un’ultima domanda: com’è possibile che ogni mattina, appena apri gli occhi e controlli il cellulare, ti ritrovi 10, 15, 35 messaggi da leggere, distribuiti per ogni gruppo? Ti domandi se per caso tu non ti sia svegliato tardi. Poi, guardi l’ orologio e sono appena le 8. E’ presto, ma qualcuno ha già provveduto ad inviarti la meditazione mattutina, la preghiera, la riflessione, il saluto, una proposta per l’impegno quotidiano, un proposito per il domani. Tutto questo mentre tu magari ti stai ancora domandando: “Che anno è? Che giorno è?”.

Il suono dei messaggi che giungono dai diversi gruppi WhatsApp scandisce ormai il trascorrere delle nostre giornate.

A parte gli scherzi, tanta, anzi tantissima gratitudine a chi ci pensa.

E’ importante avere più strumenti per comunicare, per mantenere in vita progetti validi da rilanciare con ancora più convinzione quando tutto questo sarà finito. Proviamo per questo a mantenere in vita il senso più profondo del nostro comunicare attraverso una rimotivazione del nostro essere e stare insieme.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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