The Enquirer

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Cinzia Docile – classe ’74

La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l’ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l’amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro “Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi”. (Clicca per leggerne alcuni stralci)

Da gennaio ad ottobre 2015 ho curato la rubrica “Occhio vivo” per il quotidiano on line corrierelocride.it, uno spazio di riflessione sui temi del lavoro, che ha ospitato anche un ciclo di interviste sul Jobs Act, rivolte a professionisti come il prof. Michele Tiraboschi, Professore Ordinario di Diritto del Lavoro Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Coordinatore Scientifico Scuola di Alta formazione in Relazioni industriali e di lavoro di Adapt, il dott. Paolo Stern, fondatore dello studio Stern Zanin & Avvocati Associati e consigliere del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Paolo Acciai, sindacalista CISL.

Amo la conoscenza e cerco di combattere l’ignoranza: la mia e quella degli altri. Sono convinta che il lavoro debba essere uno spazio umanizzante e non un “videogame” in cui noi tutti continuiamo ad essere i finti protagonisti di un gioco manovrato da altri, in nome delle necessità e delle contingenze.

Credo che l’uomo sia bellezza, intelligenza, sensibilità, non un vuoto da riempire solo con il cibo e men che meno un numero nelle infinite statistiche che proiettano dati sull’occupazione e disoccupazione nel nostro Paese. Non mi fido di coloro che provano a far credere che sopravvivenza sia sinonimo di inclusione sociale e che per questo sopravvivere sia già una conquista. I sudditi sopravvivono, i cittadini vivono.

La mia parola d’ordine, quella di una quarantenne: reinventarsi. A patto, però, che reinventarsi significhi ripartire e mettere a frutto i propri talenti e non annullarli, adeguandosi a ciò che il mondo offre, o meglio, a ciò che il territorio offre e al contempo nega.