Posted On luglio 23, 2016 By In Lavoro With 54 Views

Economia sommersa: limbo e caos

Come possiamo pensare di contrastare efficacemente la corruzione se abbiamo qualche difficoltà a riconoscere l’economia sommersa esclusivamente come una forma patologica dell'”economica ufficiale”?

Qualche anno fa, in un rapporto della Regione Calabria, relativo all’analisi del mercato del lavoro, veniva riportato che “la motivazione che spinge le imprese verso forme di lavoro non regolare non è semplicemente legata all’evasione di un obbligo contributivo, ma costituisce spesso l’unica forma possibile per mantenere in vita un’attività che altrimenti non potrebbe sopravvivere alla competizione. Quindi l’economia sommersa in Calabria, più che una forma patologica di “economia ufficiale”, potrebbe essere definita come una “forma fisiologica” che coinvolge interi contesti territoriali e interi settori economici: alcune volte sono intere imprese che operano in forma sommersa, altre volte sono delle imprese che mantengono sommersa una parte più o meno cospicua della loro attività”.

Oggi, l’Eurispes, nel rapporto Italia 2016, conferma che il fenomeno del sommerso nel nostro Paese è estremamente diffuso, “di massa”, e lo descrive come un rifugio al quale hanno fatto ricorso parti importanti della società, a causa della crisi economica, un vero e proprio “sommerso di sopravvivenza”.

Che dire di fronte al quadro che emerge? Da un lato non è possibile negare l’elevata pressione fiscale nel nostro Paese richiamando l’attenzione delle istituzioni per una soluzione definitiva al problema, dall’altra non è possibile arrendersi e accettare l’evasione fiscale, e qualsiasi altra stortura provocata da un sistema ingiusto, come qualcosa di fisiologico e non di patologico e illegale. Se non si riscontra alcuna patologia, o se la patologia in fondo non è ritenuta veramente grave, sarà improbabile il ricorso ad un rimedio. Invece, il pericolo c’è, eccome.

Se chi evade ammette una giustificazione per se stesso e per ciò che compie, innesca inevitabilmente un meccanismo perverso, ossia, quello di dover accettare le giustificazioni addotte da chi, a sua volta, commette un altro reato, motivato anche questo da ragioni, cosiddette, di sopravvivenza. Esempio: ad un operaio che non riscuote il suo stipendio da mesi è forse consentito, sempre per ragioni di sopravvivenza, di ritirare dal fondo cassa ciò che gli spetta senza alcuna autorizzazione? Assolutamente no! Credo che non serva aggiungere altro per capire quanto e come non esistano giustificazioni per compiere atti illeciti.

Parlare di rifugio, di sommerso di sopravvivenza, significa perseverare su una strada molto pericolosa, perché la corruzione si annida ancora di più nel sommerso, fino a nutrirsene. In questo limbo la parola d’ordine è il caos: ricchezza mal distribuita, diritti spacciati per concessioni elargite dai soggetti più forti nei confronti dei più deboli, nessuna tutela per i lavoratori, ridotti loro malgrado ad avere paura del domani, disposti a tutto pur di non soccombere e finire nelle maglie della povertà materiale, costretti a vivere una condizione nuova di apolidia.

Senza richiamare all’attenzione fredde statistiche, sarà sufficiente pensare a chi vive tutto questo sotto i nostri occhi: mentre siamo al mare, in pizzeria, a fare shopping, mentre attendiamo che i lavori di ristrutturazione di casa siano completati, mentre guardiamo con soddisfazione il lavoro di “ristrutturazione” eseguito sul nostro viso da un’estetista, in fila dal salumiere, dal medico. Il limbo e il caos descritti non sono poi così lontani da noi.

Oggi più che mai, nonostante il pullulare di leggi, nonostante il potere incontrastato di un organismo come l’Autorità Nazionale Anticorruzione, ci accorgiamo con amarezza che il debole è sempre più debole e il forte sempre più forte.  Tutto questo a discapito di quel vincolo importantissimo di solidarietà che dovrebbe esserci tra i cittadini. Accettare tutto questo con rassegnazione significa legittimare ancora di più le disuguaglianze sociali, il caos citato poc’anzi e soprattutto rifiutare a priori la speranza che un futuro migliore, soprattutto per le nuove generazioni, possa essere possibile.

 

 

 

 

 

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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