Posted On Gennaio 9, 2020 By In Un #pensiero alle 20.00 With 207 Views

Dal voto di protesta al voto compatto

I risultati delle elezioni del 4 marzo 2018 ci hanno fatto comprendere quanto il voto di protesta, in determinate circostanze, possa essere davvero pericoloso.

Questa è la lezione che ci consegnano le consultazioni elettorali del 2018.

Il riferimento è al M5S che, in quella competizione, beneficiò anche del voto di molti elettori rimasti delusi da una politica partitica non più capace di intercettare la vita reale degli italiani. Una giustificazione molto generica, certo, che però sanci una grande affermazione del M5S.

Oggi, dopo aver sperimentato il costo dell’inadeguatezza al potere (per effetto anche del voto di protesta) e il pericolo di una seria deriva populista, il leit motiv sembra essere un altro: non più voto di protesta, bensì voto compatto contro un pericolo da scongiurare. A livello nazionale e a livello regionale. 

Verrebbe da domandarsi quale sia il vero pericolo da scongiurare.

Voto di protesta o voto compatto contro siamo comunque in presenza di “voti in affanno”, se così possiamo definirli. Il voto di protesta del 2018 non ha cambiato l’impostazione di lavoro del partito verso cui quella protesta era indirizzata (molto probabilmente il PD). Non ha neppure reso maggiormente responsabile chi quella protesta ha incassato in termine di numeri, di consenso.

Il voto compatto contro non sembra sortire effetti positivi a livello nazionale. Vedremo a livello regionale. In ogni caso, anche questa “impostazione del consenso” non responsabilizza il partito da esso sostenuto, quasi illudendolo di poter vivere di rendita, di essere sempre l’alternativa da preferire.

La domanda che si impone è una soltanto: possono le scelte dell’elettore rimanere sempre ingabbiate nella “paura di” o nella “rabbia contro”, mentre i partiti continuano a gongolare in una immaturità che sta trasformandosi in irrilevanza? 

Un politico guarda alle prossime elezioni; uno statista guarda alla prossima generazione“.

E l’elettore? Può il voto utile rappresentare il suo esclusivo orizzonte? E se questo lo imprigionasse, impedendogli di fatto di guardare anche ai semi buoni che nascono, alle future generazioni di uomini e donne che potranno governare la nostra regione?


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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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