Posted On ottobre 17, 2016 By In Lavoro, Società With 61 Views

Crowdfunding: nuova e possibile soluzione per la Natuzzi?

Quale parola siglerà la conclusione della trattativa tra la Natuzzi e i sindacati di categoria che difendono il posto di lavoro dei dipendenti? In queste ore il termine certo è licenziamento, dal momento che più di 300 lettere sono già state spedite ai cosiddetti “esuberi strutturali”. E se potesse essere il crowdfunding. invece, ad avere l’ultima parola? Andiamo per gradi.

Quando ci troviamo di fronte a tali situazioni, piuttosto che denigrare l’uno l’operato dell’altro, arrivando persino a scomodare figure mitologiche come Crono (la figura mitologica che divora i suoi figli) per definire l’imprenditore che ha dato comunque vita ad una importantissima realtà del made in Italy, sarebbe opportuno ripartire da quella imprescindibile premessa che rimane scolpita dall’articolo 41 della nostra Costituzione:

L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Premessa scolpita ma spesso dimenticata sia dagli imprenditori sia dai sindacati. Le diverse parti in gioco presentano le loro ragioni: da un lato ci sono i sindacati che non comprendono come sia stato possibile, nonostante una trattativa in corso, che l’azienda abbia spedito comunque le lettere di licenziamento; dall’altra ci sono le ragioni della Natuzzi che, tramite comunicato, afferma sia di non essersi mai impegnata a riassorbire nell’attuale organico del polo Italia i 330 collaboratori in esubero, sia di non aver ricevuto “nessuna cifra relativa ai circa 38 milioni di euro di cofinanziamento pubblico sui 49 previsti per il rilancio industriale di Natuzzi e la salvaguardia dei livelli occupazionali (Accordo di Programma del 23 settembre 2015). Tutto quanto è stato investito per l’implementazione del nuovo processo produttivo è frutto di un autofinanziamento dell’azienda”.

Comunque sia, poichè c’è in ballo la vita di molte persone, il conflitto in atto non può che essere vissuto in modo propositivo e non distruttivo, il tempo a disposizione deve essere utilizzato per pensare a idee e progetti che possano scongiurare un finale quasi certo. Gli esuberi (sull’argomento leggere Esuberi aziendali: cosa si intende e come gestirli, www.bollettinoadapt.it) anche se sono risorse umane, uomini e donne, rimangono comunque esuberi per l’azienda, una risorsa eccedente rispetto al fabbisogno reale dell’impianto di riferimento.

Il nocciolo della questione sono le risorse necessarie per avviare processi che possano assorbire gli esuberi e scongiurare che anche per gli altri lavoratori, presto o tardi, possano ritrovarsi nella medesima situazione? Intanto, basta con interventi esclusivamente pubblici, tanto più se le aziende in difficoltà hanno già attuato scelte di delocalizzazione. Il caso FIAT dovrebbe aver pure insegnato qualcosa, o no? E poi, bisognerebbe capire in che misura la situazione che attraversa l’azienda, e tutte quelle che lamentano difficoltà a causa della crisi economica o della concorrenza sleale, sia dovuta alle ragioni appena menzionate o ad una sua “indolenza, a inesattezza e a noncuranza del progresso tecnico ed economico”, come ricorda Papa Pio XI nella Quadragesimo Anno. Chissà, magari, in termini di efficienza e di vera utilità, ci sono più esuberi nelle alte sfere che in quelle basse.

Che fare, allora, quale soluzione può essere progettata? Lanciare una campagna di crowdfunding pro-Natuzzi, in assenza o in attesa del coinvolgimento di altri attori, potrebbe costituire un segnale positivo nella risoluzione della trattativa? Ci sono esperienze concrete che raccontano come questo finanziamento collettivo si sia rivelato utilissimo per progetti importanti. In Italia, ad esempio, la campagna di crowdfunding che ha avuto un successo strepitoso per il risultato raggiunto,  oltre un milione di euro, è stata quella per la ricostruzione della Città della Scienza, il polo scientifico di Napoli distrutto da un incendio il 4 marzo del 2013.

Certo, oggi parliamo di un’azienda e di come fare perchè essa non licenzi. Potrebbero essere i lavoratori stessi a lanciare una campagna di crowdfunding, potrebbero essere raccolti dei fondi a sostegno di progetti specifici di innovazione e i primi finanziatori potrebbero essere proprio i dipendenti Natuzzi, magari destinando parte della quota che versano ai sindacati di appartenenza. La campagna dovrebbe essere ben organizzata, le modalità da scegliere potrebbero essere molte e tutte da esplorare e i progetti da finanziare potrebbero rivelarsi uno strumento di supporto per il lavoratore stesso. Insomma, piuttosto che sedersi ad un tavolo e discutere di mobilità e quant’altro, possiamo provare a trovare sistemi e metodi a sostegno del lavoro?

Difendiamo il made in Italy, ma non a suon di mobilità!

Quanto proposto potrebbe essere una soluzione per provare ad uscire dalla situazione improduttiva dell’uno contro l’altro? Speriamo di sì, perchè ricordiamo che al cuore di tutto c’è la vita di molte persone e di molte famiglie. L’iniziativa economica privata è libera ma è opportuno vagliare, in questa libertà, ogni strada, perchè essa non sia svolta contro l’utilità sociale. In questo momento il licenziamento di più di 300 persone sarebbe una danno elevato per tutta la società, per tutto il Paese.

Come recita un proverbio calabrese, una cosa è certa: Quandu l’amuri voli, trova locu.
Tradotto: Quando l’amore vuole, trova come fare.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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