Posted On Gennaio 11, 2020 By In Un #pensiero alle 20.00 With 240 Views

Credere nel riscatto sociale

La vicenda del prof. Aiello, la notizia di un componente della sua famiglia che imbarazzerebbe il candidato del M5S alla Regione Calabria, ripropone una domanda che non può più essere ignorata: crediamo sì o no nel riscatto sociale? 

Il legame parentale con chi ha commesso reati, gravi o piccoli, è quasi sempre un elemento di discredito per la persona interessata.

Facciamo un esempio: una persona che si è realizzata professionalmente, che ha raggiunto sani obiettivi ma ha legami familiari pericolosi, per l’immaginario collettivo è quasi sempre una longa manus del male.

L’ affermazione di successo nella società non viene affatto percepita come una inversione di corso, come espressione del bene che si è sganciato dal male. E’ come se il bene non potesse, per principio, avere la meglio sul male. Va da sè che questo principio è abbastanza pericoloso, perchè affossa ogni proposito di speranza.

È pur vero che il cambio di pelle della ndrangheta, la sua infiltrazione nella società, grazie ad un nuovo volto e ad un nuovo abito, porta a credere maggiormente alla ipotesi di successo del male sul bene, ma allora la domanda diventa un’altra: può il sospetto avere sempre il sopravvento su tutto? D’accordo, anzi d’accordissimo essere prudenti, ma dare campo libero al sospetto, perchè?

Crediamo o non crediamo nel riscatto sociale?

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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