Posted On gennaio 27, 2017 By In Lavoro, Società With 49 Views

Codice Appalti: dove vai se il “cartello colluso” non ce l’hai?

Al di là del tono volutamente sarcastico e provocatorio che campeggia nel titolo di questo post, l’argomento “Codice Appalti” è innegabilmente complesso e serio.

Nei giorni scorsi la stampa ha dato notizia dell’esistenza di un Codice Appalti made in ‘ndrangheta, sovrappostosi a quello legale. Un cartello di imprese colluse con le cosche, tramite la presentazione di offerte precedentemente concordate, avrebbe consentito l’aggiudicazione di opere importanti, non solo in Calabria, proprio alle aziende “sorelle” aderenti.

I fatti riportati risalirebbero al 2012-2015, prima dell’entrata in vigore del Nuovo Codice Appalti, presentato dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, tramite il suo Presidente, come la panacea di ogni male che, come è facile intuire, invece, è difficilissimo da estirpare. Quanto finito nel mirino della Dda di Reggio Calabria e Catanzaro ricorda, per l’ennesima volta, che nel nostro Paese, per contrastare il malaffare e la corruzione, non c’è bisogno solo di nuove leggi, ma di più moralità, probabilmente più dal basso che dall’alto della società.

Dopo i tristi eventi che hanno riguardato le zone del Centro Italia si è tornati a parlare di una “nuova” Protezione civile, da tempo abbiamo un “nuovo” Codice Appalti, da qualche mese è entrata in vigore la Legge contro il caporalato, per contrastare una piaga che, in un inquietante silenzio e immobilismo, ha mietuto e miete tante vittime.

Che significato diamo al termine “nuovo”? Cos’è che rende “nuova” la materia di cui intendiamo occuparci? L’essere nuovo dipende dalla mole di articoli, cavilli, clausole che vanno ad arricchire (o appesantire) una legge già esistente o a comporre l’ennesima legge?

Per il cittadino onesto, l’espressione “più leggi” può significare più burocrazia; per il cittadino disonesto, invece, qualche grattacapo in più che certamente non lo distoglierà dalla sua azione corrompitrice e mafiosa. Dalle indagini emerge che le imprese colluse sarebbero circa 60, una cifra per nulla irrisoria, un dato tutt’altro che trascurabile. Cosa accadrà, adesso, a queste imprese? Come inciderà tutto questo sul lavoro dei dipendenti di queste aziende? Come è stato possibile che le imprese in oggetto abbiano potuto superare con formula piena l’esame di ammissione alla gara, dal momento che esistono dei requisiti stringenti che attengono all’affidabilità morale e professionale? Il pizzo non può essere l’unica risposta.

Dove si nasconde l’anello debole della catena? L’ANAC acquisirà tutte le informazioni necessarie, oggetto dell’inchiesta giudiziaria, al fine di irrobustire gli anticorpi del Nuovo Codice (quello legale) degli Appalti? Potrebbe essere utile o risolutivo istituire, come è accaduto per contrastare la piaga del caporalato in agricoltura, una Rete per il lavoro, in questo caso appaltato, di qualità? Una Rete buona che aiuti a non rimanere intrappolati nelle maglie della criminalità organizzata, che selezioni le imprese attraverso requisiti di accesso più mirati, proprio per evitare che eventuali altri “cartelli collusi” possano costituirsi, impedendo di fatto una sana, libera e giusta competizione. Non un semplice Albo, ma una Rete.

Possibile che solo chi fa il male riesca a coalizzarsi, a trovare sempre più seguaci, a raggiungere l’obiettivo prefissato? Tutto questo non è accettabile.

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata Internazionale contro la corruzione, ci ha ricordato che «la corruzione, male che inquina le fondamenta del vivere civile, va avversata senza equivoci o timidezze. Combattere la corruzione è un impegno di sistema, di tutte le istituzioni pubbliche e, al contempo, è compito che appartiene a ciascun individuo, alle organizzazioni economiche e sociali».

Proprio per la complessità del tema degli appalti e per le sollecitazioni che il Presidente Mattarella ci sottopone, The Job Enquirer ospiterà in merito ulteriori approfondimenti.

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

  1. La Commissione Lavori Pubblici in Parlamento è composta da persone che non avevano la competenza per poter Scrivere un Codice Appalti semplice e trasparente. Non oso nemmeno immaginare che lo hanno fatto approvare così com’è dal Parlamento per lasciare un autostrada da percorrere per i corruttori.

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