Posted On Aprile 12, 2017 By In Lavoro, Società, Sviluppo With 607 Views

Caso Italia: causa persa o questione di cuore?

Alle porte delle festività pasquali lo scenario che si presenta sotto i nostri occhi, sia a livello locale che nazionale, è ben lungi dal rimandare ad una terra e ad un popolo che aspirano a risorgere da una mentalità di morte. Corruzione, mafia, clientelismo, sfruttamento lavorativo, aumento delle disuguaglianze sociali, guerre tra Procure, un senso di giustizia davvero annacquato, un potere politico sempre più spavaldo, tanta rassegnazione da parte delle fasce più deboli della popolazione, tanta povertà materiale e morale, sembrano essere i tratti caratteristici dell’Italia da consegnare alla Storia.

Il bene comune sembra essere l’obiettivo di tutti e, invece, è sempre più un alibi per appropriarsi di un bene che tutto è tranne che comune. Che fare? Questione di leggi? Questione di educazione? Questione di cuore? Papa Francesco, in occasione dell’udienza del mercoledì santo, interpella la nostra capacità d’amare e il nostro impegno per riuscire ad amare di più.

Chi o cosa siamo chiamati ad amare? Il nostro Paese è meritevole del nostro amore?

Uno dei componimenti più belli della letteratura italiana è la poesia che lo scrittore Edmondo De Amicis scrisse per sua madre nel lontano 1882. Inizia così il bellissimo ritratto del De Amicis: “Non sempre il tempo la beltà cancella, o la sfioran le lacrime e gli affanni, mia madre ha sessant’anni e più la guardo e più mi sembra bella”. Il poeta ritrae una madre, la sua, con una treccia bianca. E’ una donna inferma, stanca, con un sorriso accennato appena sul volto, sufficiente per risparmiare al figlio qualche preoccupazione; una madre che inchina il capo per ricevere un bacio. Il desiderio del De Amicis, però, non è solo quello di contemplare la bellezza della donna che ha di fronte, stando immobile.

No, il suo slancio va oltre, è senza misura, senza un tornaconto, esclusivamente gratutito, come solo il vero amore sa essere. E infatti, la poesia continua con questi versi: “Vorrei poter cangiar vita con vita, darle tutto il vigor degli anni miei. Vorrei veder me vecchio e lei dal sacrificio mio ringiovanita”.
Il poeta esprime il desiderio di dare alla madre tutto il vigore dei suoi anni, vedere se stesso vecchio e lei, la madre, fino a quel momento inferma e stanca, improvvisamente ringiovanita, per una vita che riprenda slancio.

Anche l’Italia, come terra che ci accoglie, come madre, somiglia molto alla donna descritta dal De Amicis: inferma, stanca, con una treccia bianca, con il capo chino, che, in fondo, attende solo un bacio, un po’ d’amore da parte dei suoi figli. Il punto cruciale, però, non sta nella somiglianza messa in evidenza, ma in alcune domande che dovrebbero interpellare noi tutti, nessun escluso: il nostro sentimento di figliolanza nei confronti della nostra terra somiglia in qualche modo a quello che il poeta ha nei confronti di sua madre? E i nostri slanci come sono? Timidi o decisi?

Vogliamo rimanere con il pennello in mano, contemplare, analizzare, puntualizzare, oppure vogliamo anche noi poter “cangiar vita con vita”, dare all’Italia, gratuitamente, tutto il vigore dei nostri anni, per veder lei ringiovanita, per veder lei risorgere e le generazioni future progredire attraverso un lavoro dignitoso?

Sono domande che esigono delle risposte, perchè sono troppe le ferite di questa terra che continuano a sanguinare.

 

 

 

 

 

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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