Posted On gennaio 9, 2019 By In Un #pensiero alle 20.00 With 108 Views

Caro Megadirettore Galattico

“Era il Megadirettore Galattico in persona, colui che nessun impiegato al mondo era mai riuscito soltanto a vedere. Correva anzi voce che non esistesse neppure che non fosse un uomo, ma solo un’entità astratta”. Chi non ricorda questa descrizione del caro Fantozzi!

Oggi ci ha lasciato Paolo Paoloni, l’interprete del Megadirettore Galattico, colui che impersonificava, secondo Aldo Cazzullo, “la durezza e l’implacabilità della gerarchia”. Sono trascorsi tanti anni dalla produzione di quelle pellicole cinematografiche, il mondo del lavoro, e non solo, è cambiato, ma il termine “entità astratta” forse è più declinabile oggi che cinquant’anni fa, visto che viviamo anche in una società definita liquida.

In fondo entità astratta indica la mancanza di un interlocutore con il quale parlare, qualcuno da incontrare in carne ed ossa, con cui confrontarsi. Un’entità che, pur nella sua astrattezza, o forse a motivo di questa, incute timore, che magari si nasconde dietro una piattaforma digitale, all’apparenza spazio di socializzazione, di incontro e di libertà. Anche lo studio del Megadirettore Galattico si presentava come luogo di pace, con tanto di inginocchiatoio e immagine di san Francesco. In realtà, poi, era tutta apparenza, l’acquario dei dipendenti esisteva davvero.

Tanti potrebbero essere gli esempi di entità astratte nel nostro tempo: nel mondo del lavoro, nel mondo della politica, nella società. Chissà, magari, Paolo Paoloni ci lascia proprio oggi, in modo che, grazie al suo ricordo, si torni a parlare con urgenza di un potere gelido, subdolo, manipolatore e opprimente.

Un caro saluto, Megadirettore Galattico!

 

La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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