Posted On Giugno 30, 2021 By In Lavoro, Mezzogiorno With 385 Views

BP: in attesa di un anniversario diversoFeatured

Siderno, 30 giugno 2005, 43 gradi all’ombra. Ancora conservo le pagine dei giornali di allora. Una data impossibile da dimenticare. Sì, ero lì quel giorno, a lavoro in uno degli opifici prossimi all’ex laboratorio chimico, zona Pantanizzi.

Sì, ho rischiato di saltare in aria insieme ai miei colleghi e al datore di lavoro.

All’improvviso, nel pomeriggio, un fortissimo boato. La scrivania trema e d’istinto mi avvicino alla finestra. La apro e sono subito raggiunta dalle urla disperate di un mio collega: “Fuimu, fuimu! Ca morimu tutti” (Fuggiamo, fuggiamo! Qui moriamo tutti”). Nel momento in cui avverti il grave pericolo, ti domandi subito se ci sia una via d’uscita, perché la tua vita non può concludersi così. Domanda banale, esito non scontato.

Mi dirigo verso le scale. Tra me e la porta di uscita una solo rampa di scale. Un’eternità percorrerla.

Scendo le scale, lascio borsa e cellulare nel mio ufficio, spingo la porta verso l’esterno e, finalmente, posso tirare un sospiro di sollievo. Sono salva. Vedo i miei colleghi. Siamo salvi. Appena fuori mi volto verso la BP e vedo fiamme altissime, mai viste prima in vita mia. Il fuoco che si scatena dalle cisterne quasi ci sovrasta. Qualcuno mi accompagna a casa. Lascio lì la mia macchina. Non sono nelle condizioni di guidare.

I giorni seguenti non furono facili. Una strada tutta in salita. Rimanere a casa o tornare a lavoro? Nessuna istituzione disse chiaramente cosa potevamo fare o non fare. A noi lavoratori, come anche agli abitanti della zona. Un vuoto di responsabilità, da parte delle istituzioni preposte, lasciò spazio a molte perplessità. A quel vuoto i miei colleghi ed io rispondemmo con un pieno di responsabilità e solidarietà. Responsabilità verso l’azienda, verso il territorio e non ultimo, verso le nostre famiglie.

Come sempre accade in circostanze del genere, nei giorni seguenti i pronunciamenti sul da farsi furono tanti. Riguardavano tutti un impegno proiettato verso un domani non tanto prossimo. Noi, invece, avevamo bisogno di risposte, e subito. Così non fu. Venne convocato anche un consiglio comunale aperto, in piazza Vittorio Veneto.

Ancora oggi lo stabilimento è lì. Ancora oggi si parla di bonifica parziale e non totale.

Ricordo nel 2015 la manifestazione “Siderno Salvati”. Tanta speranza e voglia di esserci, insieme a tanti cittadini sidernesi e non solo, alla mia Presidente Rosanna Lopresti e a tutta la famiglia dell’Azione Cattolica, al mio parroco Don Giuseppe Depace, al mio vescovo Mons. Francesco Oliva.

Sarebbe triste, però, se incastrassi questo ricordo esclusivamente dentro una vicenda personale.

Da quando è morta Luana D’Orazio, anche negli ultimi giorni, a causa della morte di un bracciante agricolo in Puglia, è tornato al centro il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro. Quanto accaduto a Luana e a Camara Fantamadi, quanto continua ad accadere nei cantieri, nelle aziende, riguarda in primis le responsabilità dirette del datore di lavoro. La morte sopraggiunge all’interno di un’area ben definita, posta sotto la diretta responsabilità del datore di lavoro, appunto. Quanto accaduto con l’esplosione di alcune delle cisterne della BP evidenzia come ci siano pericoli sul territorio, non solo il nostro, pericoli esterni dai quali anche le aziende dovrebbero essere difese.

Un imprenditore non può mai essere lasciato solo. L’articolo 41 della nostra Costituzione recita: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Responsabilità del passato non possono ricadere sul presente. Chi fa impresa nel nostro territorio, secondo la premessa contenuta nella Costituzione, deve essere incoraggiato, aiutato, supportato, non ostacolato.

Proviamo a dare un respiro più ampio questa esperienza. Proviamo a guardare con occhi nuovi quanto accaduto. Chiunque avrà il merito di porre fine alla questione BP non porterà a casa una vittoria, né dovrà essere salutato come un vincitore. Questi avrà semplicemente compiuto il suo dovere, dopo tantissimi anni, troppi, segnati da vuoti e da silenzi che non trovano, al cospetto dei cittadini, alcuna giustificazione.

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La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l'ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l'amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro "Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi". Amo la conoscenza e cerco di combattere l'ignoranza: la mia e quella degli altri.

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