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4 novembre: alle Forze Armate la difesa, ai politici la contesa?

Il 4 novembre è la giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. Una celebrazione importante per ricordare “la conclusione della Grande Guerra, una tragedia che causò enormi sofferenze all’intero continente europeo e provocò lutti in ogni contrada d’Italia”. Una storia che, nonostante sia stata segnata da tanta tragicità, ha conosciuto nel secolo scorso “un altro conflitto mondiale e guerre regionali che hanno continuato a devastare l’Europa”.

Forse il passaggio più significativo del messaggio pronunciato questa mattina dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella è fissato in queste poche parole, come anche nella imprescindibilità della memoria, richiamata nei versi successivi, senza dimenticare il pensiero commosso indirizzato “a tutti coloro che si sono sacrificati sull’Altare della Patria e della nostra libertà, per l’edificazione di uno Stato democratico ed unito”.

“Le Forze Armate – si legge nel sito del Ministero della Difesa – sono al servizio della Repubblica. Questa è la formula utilizzata dalla legge per esprimere, nella forma più alta e profonda, il legame indissolubile che esiste fra le Forze Armate e l’Italia, le sue Istituzioni, il suo popolo. Esse sono al servizio della collettività e, al tempo stesso, ne sono diretta espressione, incarnandone i valori. Con la loro presenza e il loro quotidiano agire adempiono al sacro dovere a cui la Costituzione chiama ogni cittadino a difendere la Patria. Ogni giorno, circa 9000 militari italiani compiono il loro dovere nei diversi teatri di crisi, lontano dalla madrepatria, in condizioni quanto mai gravose e rischiose. Questo oneroso impegno si va ad aggiungere alle attività condotte in Patria, senza soluzione di continuità, per lo svolgimento dei compiti istituzionali assegnati alla Difesa, alle quali si aggiungono interventi di particolare emergenza e necessità.”

E dunque, venendo ai giorni nostri, c’è un Paese, l’Italia, che da un lato vanta”un pilastro di stabilità nell’area euro-atlantica e nel bacino del Mediterraneo, a garanzia di una continua sorveglianza e difesa degli spazi sotto la propria sovranità”, rappresentato proprio dalle Forze Armate, e che dall’altro produce ogni giorno cumuli di macerie, sempre più difficili da rimuovere, ad opera di una classe politica sempre più in affanno, sempre più divisa e in conflitto. Difesa e contesa. Il risultato non può che essere tanta fragilità, soprattutto se pensiamo che la lacerazione del Paese è causata da fattori interni più che esterni.

Qualche mese fa The Job Enquirer aveva dato spazio ad una riflessione sull’importanza dei ruoli e del loro esercizio. Non siamo chiamati ad essere fedeli al nostro ruolo, è quanto mai il caso di dirlo, soltanto quando indossiamo una divisa. Nel post era stato messo in evidenza come un individualismo esasperato, un senso di onnipotenza cresciuto su un letto di vigliaccheria possa essere capace di svuotare ogni professione, ogni lavoro dal suo significato e dalla sua vocazione. Questo dato diventa ancora più preoccupante quando la crisi in corso è principalmente (o forse semplicemente più evidente?) della classe politica.

Celebrare il 4 novembre, rendere onore alle Forze armate, al sacrificio di chi ha sacrificato la propria vita per la nostra libertà, e che tuttora serve generosamente il Paese, deve servire da stimolo ad adempiere, come ha ricordato il Presidente Mattarella, ai nostri doveri di cittadini d’Italia e d’Europa, che credono nella convivenza civile dei popoli e, soprattutto, nella convivenza civile all’interno del proprio Paese. Senza voler banalizzare la questione, potrebbe essere utile il richiamo ad una “regola” ben precisa : prima ama te stesso, solo dopo potrai amare l’altro. Come possiamo, infatti, credere nella convivenza civile con altri popoli ed essere noi un popolo paurosamente diviso in se stesso? Chi ci difenderà dal male che stiamo causando con le nostre stesse mani? Chi ci libererà da una visione limitata e distorta di futuro e di bene comune? Questi sono interrogativi che, ovviamente, non deve porsi soltanto la classe politica.

Custodire la pace e lavorare per una maggiore armonia, facendo memoria del passato, sono due punti fondamentali da evidenziare nell’agenda di un Paese che voglia tornare a crescere (è proprio il caso di dirlo) su tutti i fronti.

Buon 4 novembre a tutti noi!

 

La mia quasi ventennale esperienza lavorativa riguarda l’ambito amministrativo-commerciale, ma da sempre coltivo l’amore per la scrittura. Nel 2014 ho pubblicato un volume sul tema del lavoro “Alziamo il tiro. Un corpo a corpo con la Rerum Novarum, tra i falsi rimedi di ieri e di oggi”. Amo la conoscenza e cerco di combattere l’ignoranza: la mia e quella degli altri.

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